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ROMA – B come Barack. B come Bollywood. B come business. Per 15 miliardi di dollari. E’ il valore degli accordi stipulati in India nella prima tappa del suo asian tour, dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che ha portato a casa contratti per un controvalore di 54mila nuovi posti di lavoro.

In ambito militare la Boeing fornirà alla Indian Air Force 10 cargo militari per un valore economico di oltre 4 miliardi di dollari e 22mila posti di lavoro. La GE invece venderà motori per caccia per circa 830 milioni di dollari e 4mila e 400 posti di lavoro.

In ambito civile, invece, la Boeing venderà 30 aerei passeggeri alla Spice Jet per un valore di 2,4 miliardi di dollari e 13mila posti lavoro, mentre la GE venderà centrali per turbine termoelettriche, del valore di 750 milioni di dollari e circa 2700 posti di lavoro, e 1000 locomotive diesel per un valore di un miliardo di dollari.

Infine, in materia di sicurezza, gli Stati Uniti forniranno tecnologia per individuare esplosivi e software per i controlli d’identità elettronici.

E’ stato proprio in occasione della firma di questi contratti che il presidente Barack Obama ha invitato l’India a una maggiore collaborazione commerciale attenuando le barriere in ambito commerciale e degli investimenti.

E mentre impazza la polemica per le folli spese destinate alla sua sicurezza, si sussurra una cifra di 200 milioni di dollari al giorno subito smentita da Casa Bianca e Pentagono, ecco la prima gaffe.

Nel giorno della festa nazionale indiana, confermando l’impegno degli USA contro il terrorismo e volendo rendere omaggio alle 166 vittime dell’attentato terroristico all’hotel Taj Mahal avvenuto circa due anni fa, Obama ha tralasciato di citare il Pakistan, quel “fattore P” che è invece in cima all’agenda della politica estera di New Delhi, causando l’imbarazzo delle autorità indiane.

Intanto anche i dalit, i cristiani indiani, credono che il sostegno di Obama possa essere la chiave porre fine alla discriminazione anche religiosa dei fuori casta. “Se i cristiani indiani, in particolare i dalit, chiedessero al presidente degli Stati Uniti Barack Obama di dire al governo indiano che la discriminazione basata sulla religione è una violazione dei diritti umani internazionali, allora il governo dovrebbe concedere la parità di diritti e benefici sia ai dalit cristiani che indù”, ha affermato padre Charles Irudayam, segretario esecutivo della Commissione giustizia, pace e sviluppo della Conferenza episcopale indiana.

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