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Giovanardi e Sacconi, improbabili alfieri di un berlusconismo ormai al tracollo

ROMA – L’assenza di Berlusconi è stata dettata da ragioni di opportunità politiche, visti gli scandali sessuali che in queste settimane hanno coinvolto la sua persona, ma alla fine il governo non è riuscito a rimanere indenne dalle polemiche.

A innescarle una dichiarazione del sottosegretario Carlo Giovanardi, che ha aperto la seconda Conferenza nazionale sulla famiglia in rappresentanza del presidente del Consiglio: “Scienza e biotecnologie possono togliere ai figli il diritto di nascere all’interno di una comunità d’amore con una identità certa paterna e materna”. Parole spese in difesa della famiglia tradizionale che, a suo dire, sarebbe già in grave pericolo a causa della “rottura della diga costituita dalla legge 40”, che “aprirebbe la porta a inquietanti scenari, tornando a un vero e proprio Far West della provetta dove fin dal primo momento il concetto costituzionale di famiglia andrebbe irrimediabilmente perduto”. Affermazioni forti, rincarate dalle parole pronunciate dal ministro del Welfare Sacconi, per il quale si rendono necessari sostegni alla famiglia, ma solo a quella “fondata sul matrimonio e orientata alla procreazione”.
Gli ingredienti per un mélo nostalgico in puro stile anni Cinquanta sembrano esserci tutti, nonostante il copione mal si adatti agli alfieri Giovanardi e Sacconi, impegnati in un’improbabile partita a scacchi sul piano di una credibilità governativa ormai al tracollo.

La stoccata dell’opposizione non si è fatta attendere con Livia Turco, PD, per la quale “diventano predicatori proprio loro che fanno parte di un governo il cui presidente del Consiglio non ha potuto partecipare all’assise di Milano perché impresentabile”. Di discorsi violenti, “da campagna elettorale”, ha invece parlato Rosy Bindi, presidente del PD.

Che si sia entrati ormai in un clima da competizione elettorale sembra certo, visto lo strappo definitivo di Fini durante l’assise di Bastia Umbra. Il filo sottile che ancora tiene in equilibrio il governo Berlusconi sulle alterne maggioranze potrebbe spezzarsi da un momento all’altro e, mentre si ipotizzano defezioni di massa ed esodi alla ricerca di una scialuppa di salvataggio, magari sulla sponda dei futuristi, meglio sparare le ultime cartucce in difesa dei valori tradizionali, nel caso qualcuno fosse ancora disposto a credere all’esistenza di una destra berlusconiana. Non ci crede l’opposizione, ma non ci credono più nemmeno le alte gerarchie vaticane che, deluse dalle “intemperanze” del premier, guardano a Fini come interlocutore certo più affidabile. Sentimenti ben espressi dall’arcivescovo Dionigi Tettamanzi, secondo cui “non basta una semplice proclamazione di valori, impegni e mete, è necessario il lavoro quotidiano sulle condizioni concrete perché i valori che tutti proclamano siano resi concreti sulla rete della famiglia”. Come a dire di voler stare sulla  finestra a guardare, in un atteggiamento di prudente attesa e di lampante perplessità. La stessa che accompagna il maldestro tentativo del duo Sacconi – Giovanardi di strappare qualche consenso, sottraendo argomenti alla nuova destra di Fini e dei futuristi, nell’illusione di rendere il tonfo del berlusconismo meno assordante.

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