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Pdl battuto alla Camera tre volte. Fli con l’opposizone. La maggioranza non c’è

ROMA – Il Pdl ha incassato oggi una sconfitta davvero pesante, che di fatto mette in discussione i già precari equilibri all’interno della maggioranza. Ed è successo alla Camera dei Deputati per ben tre volte. Prima sull’emendamento che riguarda il trattato Italia-Libia  presentato dal radicale Mecacci, nel quale si chiede che i respingimenti siano effettuati in base agli accordi internazionali e ai principi umanitari. Fli ha votato a favore, a differenza dei suoi alleati, facendo passare il provvedimento con 274 voti contro i 261.

La seconda sconfitta arriva sempre su una mozione presentata dall’Udc sempre sullo stesso argomento, cioè i rapporti tra Italia-Libia. Anche qui Fli ha fatto l’ago della bilancia e così il testo è passato con 281 voti favorevoli contro i 269 contrari.

E già questo risultato ha fatto andare su tutte le furie gli esponenti del Pdl, i quali hanno subito lanciato una provocazione nei confronti del presidente della Camera. “Tappezzeremo tutte le città d’Italia con migliaia di manifesti sui quali si vedrà la faccia di Fini accanto ai barconi pieni di immigrati. In questo modo faremo capire agli italiani che è Fini che vuole l’immigrazione clandestina in Italia.” parole forti che pero’ sono scivolate nel nulla. ma ciliegina sulla torta arriva anche l’approvazione della seconda mozione, questa volta presentata da Fli, ancora sul trattato Italia-Libia. E siamo a tre sconfitte consecutive, una dietro all’altra.

E con questa sconfitta sonora il governo ora dovrà sollecitare le autorità di Tripoli affinché ratifichino la Convenzione Onu sui rifugiati e riaprano l’ufficio dell’Unhcr a Tripoli quale premessa per continuare le politiche dei respingimenti dei migranti in Libia. esecutivo di “impegnarsi a rivedere il trattato di amicizia con la Libia alla luce di quanto accaduto recentemente, a chiarire i termini degli accordi relativi ai pattugliamenti congiunti in corso, in particolare per quanto riguarda la catena di comando e le regole d’ingaggio, incluso l’uso delle armi durante tali operazioni; ad attivarsi, sia attraverso i contatti bilaterali con Tripoli, che a livello internazionale, per ottenere che la Libia riconosca i confini marittimi sanciti dal diritto internazionale e consenta ai pescatori siciliani di pescare legalmente in acque internazionali senza il rischio di subire attacchi armati o il sequestro dei pescherecci. E non solo. Nel testo è previsto altresì che siano sospesi i respingimenti dei migranti in Libia, anche alla luce di quanto accaduto negli ultimi mesi, dato che tale pratica viola sia il principio fondamentale di non respingimento (non-refoulement) previsto dalla Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati del 1951 (ratificata dall’Italia nel luglio 1954) e considerato un principio di diritto internazionale generale, sia il pieno accesso alle procedure di asilo nell’Unione europea.

Inutile dire che le reazioni che ha provocato il risultato si sono rivelate una catena di invettive controil “traditore” Fli. Ma non c’è nulla di nuovo nell’aria. C’era da aspettarselo. Emblematica la risposta di Italo Bocchino che ha lanciato un'”accuse” ai suoi alleati. “E’ l’ora di finirla con la demagogia da campagna elettorale. Noi che siamo la culla del diritto e dei diritti dobbiamo garantire il rispetto dei diritti e dei trattati internazionali.”
Parole che fanno capire esattamente quanta sia la distanza tra Fli e gli alleati di banco.
Per Ignazio La Russa, riferendosi a Fli, parla di un boomerang per una forza di centrodestra. Pietro Laffranco, vicepresidente dei deputati del Pdl, parla di alto tradimento, Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl lo definisce un voto irresponsabile, mentre il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi  ha pronunciato, e neanche tanto ironicamente, “Futuro e Libertà ai radicali.”  Insomma c’è poco da fare per il Pdl, la maggioranza adesso non c’è più e questo argomento delicato ne è stato la prova indicativa.

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