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A molti di coloro che leggeranno questa recensione il nome di Quincy Jones dirà poco o nulla; quelli un pochino più informati, sanno che Quincy produsse l’album più venduto della storia, Thriller, di Michael Jackson. Trombettista di discreto rilievo ma straordinario compositore, arrangiatore e produttore, oltreché molto attivo nelle battaglie per i diritti civili, Quincy concepì e realizzò questo album monstre a 56 anni, come una sorta di progetto illustrativo del suo talento e della sua carriera.

Re Mida della produzione discografica di orientamento black e jazz, Jones confezionò un successo dopo l’altro per una miriade di artisti che furono invitati a comparire sul disco: Miles Davis, George Benson, Chaka Khan, Ella Fitzgerald, Al Jarreau, Barry White, Dionne Warwick, Dizzy Gillespie, George Duke, Herbie Hancock, Joe Zawinul, Ray Charles, Sara Vaughan, Take 6, Steve Lukather, James Moody, Steve Porcaro, James Ingram, Siedah Garrett, Bobby McFerrin, Luther Vandross, Nathan East, Michael Landau, Paulinho Da Costa, solo per citarne alcuni.

Il disco si compone di 14 brani che spaziano tra jazz, soul, rap, hip hop e R&B, spesso abbattendo i confini tra questi generi e spaziando tra esperienze e talenti diversissimi che Jones ha potuto incontrare nel corso della sua esistenza. Quando Back on the Block uscì, la disco music era finita, il rap si era consolidato e l’hip hop si affacciava all’orizzonte; Jazz Corner of the World, il secondo brano dell’album, tenta un’originalissima sintesi tra alcuni mostri del jazz e nuove leve come Big Daddy Kane e Kool Moe Dee. Due brani, Wee B. Dooinit e Setembro, vengono eseguiti a cappella con risultati strabilianti, dato il calibro prestigioso dei cantanti di origine afroamericana che vi prendono parte, come Take 6, Al Jarreau, Bobby McFerrin, Sara Vaughan e la Fitzgerald; così come altre voci nere, quelle di Chaka Khan e Siedah Garrett brillano in I’ll Be Good To You, The Places You Find Love, One Man Woman e I Don’t Go For That. Il brano forse più rimarchevole per l’arrangiamento che ne ha fatto Jones è Birdland, originariamente presente su Heavy Weather dei Weather Report come tributo al grande sassofonista Charlie Bird Parker, poi portata al successo internazionale, nella versione vocale, dai Manhattan Transfer. Tra i mille registri a disposizione di Jones non poteva mancare quello della slow dance che riluce nell’ultimo brano, The Secret Garden, dove il vocione di Barry White fa da contraltare ai sofisticati apporti vocali di El DeBarge e James Ingram. A più di due decadi di distanza, Back on the Block conserva inalterato il suo fascino e testimonia la grandezza di uno degli arrangiatori e produttori più straordinari e prolifici dell’industria discografica statunitense.

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