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MILANO – Ecco il testo integrale della relazione che il pm dei minori di Milano, Annamaria Fiorillo, ha inviato ieri al Csm. Nel frattempo, secondo quanto si apprende, il ministro maroni avrebbe dato mandato ai suoi legali di procedere contro il Pm dei minori Annamaria Fiorillo.

Alla base ci sarebbero state le dichiarazioni rilasciate dal Pm, ritenute diffamatorie per il ministro leghista. Tempestiva la replica di Fiorillo: “Quando uno è ferito si difende. Me lo aspettavo, va bene, ne prendo atto”.

“In risposta alla sua richiesta di informazioni riguardo alla minore in oggetto, le comunico che, in veste di Pubblico Ministero presso questa Procura sono intervenuta nella vicenda che riguarda la ragazza in due occasioni, essendo stata contattata dalle Forze di Polizia per mezzo del telefono di servizio durante il turno di reperibilità esterna la prima volta il 27 maggio 2010 e la seconda volta il 18 agosto 2010, come risulta dalla documentazione che allego (1. annotazione Comm.to P.S. Monforte Vittoria 27.5.2010, 2. Relazione di Servizio dell’Ufficio Prevenzione Generale 28.5.2010,3. seguito di annotazione Comm.to P.S. Monforte Vittoria 28.5.2010,4. nota Polfer 18.8.2010). A compendio del contenuto di tali atti, espongo quanto emerge dal mio ricordo.

In data 27 maggio u.s. verso le ore 21.00 ricevevo una telefonata da personale del Comm.to P.S. Monforte Vittoria in merito ad un intervento richiesto da una donna (Pasquino Caterina) che affermava di aver riconosciuto nella minore in questione (da lei indicata col soprannome Ruby) l’autrice di un furto commesso ai suoi danni. Dagli accertamenti era emerso che la ragazza, poi generalizzata come in oggetto, aveva a carico una denuncia di scomparsa da una comunità di Messina. Nel corso di successive comunicazioni si delineava un quadro alquanto confuso circa le origini e le condizioni di vita della ragazza. Ricordo che mi venne detto che la stessa era ‘la figlia di Mubarak’ (Presidente d’Egitto) – la qual cosa mi parve poco credibile – e che aveva riferito di essere in Italia per motivi di studio, che si manteneva facendo la danzatrice del ventre e che a Milano era ospite di un’amica brasiliana abitante in Via Villoresi, dove peraltro venne accompagnata dagli operanti. Le mie disposizioni furono che la ragazza, essendo priva di documenti, fosse accompagnata in Questura per essere sottoposta ai rilievi dattiloscopici e quindi collocata in idonea struttura di accoglienza.

Successivamente, in tarda serata, mi pare intorno alle ore 23.00, ricevevo una telefonata da parte di personale dell’Ufficio Prevenzione Generale della Questura di Milano. L’interlocutrice (si trattava di una donna) mi rappresentava la delicatezza della situazione e opponendomi tutta una serie di difficoltà in ordine al collocamento della minore in comunità, mi prospettava la possibilità di affidare la giovane a un ‘Consigliere Ministerialè, persona che si era presentata spontaneamente in Questura dichiarandosi disponibile ad accoglierla in virtù di pregressa conoscenza. Tutto ciò suscitò in me notevoli perplessità che esternai con chiarezza all’interlocutrice, sottolineando in modo assertivo l’inopportunità di un affidamento a persona estranea alla famiglia senza l’intervento dei Servizi Sociali. In successive telefonate a diversi operanti rimarcai la necessità di acquisire i documenti comprovanti l’identità della ragazza (che la stessa nel frattempo aveva dichiarato di avere lasciato in Sicilia presso la residenza dei genitori) e, all’esito di tali accertamenti, di accompagnarla comunque presso una comunità protetta, eventualmente trattenendola durante la notte presso gli Uffici finchè una tale struttura non fosse stata reperita. Non ricordo di avere autorizzato l’affidamento della minore EL MAHROUK Karima a MINETTI Nicole. Il secondo intervento in data 18 agosto u.s. fu provocato da un accompagnamento da parte della Polfer Milano Centrale della minore, allontanatasi priva di documenti dalla Comunità di Genova Nervi ove nel frattempo era transitata. In questo caso, sempre a mezzo del telefono del turno, disponevo che, al termine degli accertamenti di rito, Karima venisse riportata nella medesima struttura».

 

 

 

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