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LONDRA – Dall’Inghilterra all’Italia, passando per la Francia. Il mondo della formazione, dell’istruzione e della ricerca si mobilita. Varie forme per esprimere dissenso, contro politiche economiche che penalizzano studenti e ricercatori. “Riforme” che puntano a fare cassa e non certo a garantire ed estendere il diritto allo studio.

Ieri è stato il giorno della rabbia per le vie di Londra. Le cifre come al solito sono variabili. Poco importa, 25 o 50 mila che fossero, gli studenti e le studentesse che hanno protestato contro la manovra varata dal governo conservatore del primo ministro David Cameron sono apparsi forti e convinti. Lottano contro l’aumento delle già alte rette, fino a 9.000 sterline l’anno, e i tagli all’università. Non a caso è stata la manifestazione più grande degli ultimi dieci anni. Pezzo forte della giornata, l’occupazione della sede dei conservatori, a Millbank Tower con gli studenti che ballano nell’atrio. “Mi sono preoccupato per la sicurezza delle persone che si trovavano nell’edificio perché – ha dichiarato oggi Cameron – conosco le persone che lavorano lì, non solo per il partito, ma anche in altri uffici, per questo ho cominciato a chiamarle. Volevo sapere cosa stava succedendo e volevo essere certo che le persone fossero salve”. Preoccupazioni che sembrano esagerate, stando alle immagini che stanno girando sul web.

Oggi intanto, a Padova, azione dimostrativa contro la riforma Gelmini di studenti universitari e ricercatori in occasione della visita del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in visita ai comuni alluvionati,. Studenti in maschera bianca, un simbolo delle proteste degli ultimi anni per indicare un futuro ignoto ed un presente da invisibili

A partire dai fatti di Londra, Rete della conoscenze e Unl, organizzazioni rappresentanti degli studenti italiani e francesi, hanno diffuso un comunicato congiunto per spingere gli studenti europei a unire le lotte. “Quanto successo oggi a Londra – ha detto Claudio Riccio, della Rete della Conoscenza – rappresenta un dato significativo del disagio che vivono gli studenti in Europa: con la scusa della crisi, sono stati tagliate in tantissimi paesi, le essenziali misure di protezione sociale per chi studia e lavora, riducendo il livello di welfare, aumentando i costi dei servizi o ricorrendo alle privatizzazioni”. Un appello in vista del 17 novembre, giornata internazionale di mobilitazione studentesca. Il 18 novembre comincerà alla Camera la discussione del disegno di legge di riforma dell’università.

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