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Disperato tentativo di Berlusconi: vuole prima la fiducia al Senato

ROMA – Silvio Berlusconi in una lettera inviata ai presidenti di Senato e Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini, preannuncia la volontà di fare comunicazioni al parlamento subito dopo l’approvazione della legge finanziaria. «Su tali comunicazioni – si legge nella lettera del premier – il governo ha intenzione di verificare il permanere del rapporto di fiducia da parte del Senato e, immediatamente dopo, da parte della Camera dei deputati».

«La richiesta che avanzo – aggiunge il Presidente del Consiglio – tiene naturalmente conto del fatto che le mie ultime comunicazioni sulla situazione politica – con relativa richiesta del voto di fiducia – vennero da me rese in data 29 settembre prima presso la Camera dei deputati e quindi, il giorno successivo, presso il Senato della Repubblica».

Nella lettera, Berlusconi spiega che l’approvazione della Finanziaria rappresenta un adempimento «la cui inderogabile necessità ai fini di una positiva stabilizzazione del nostro quadro economico e finanziario è stata da più parti, anche in modo estremamente autorevole, sottolineata». «Su tali comunicazioni – prosegue la lettera del Premier – il Governo ha intenzione di verificare il permanere del rapporto di fiducia da parte del Senato e, immediatamente dopo, da parte della Camera dei deputati». «La richiesta che avanzo – aggiunge il Presidente del Consiglio – tiene naturalmente conto del fatto che le mie ultime comunicazioni sulla situazione politica – con relativa richiesta del voto di fiducia – vennero da me rese in data 29 settembre prima presso la Camera dei deputati e quindi, il giorno successivo, presso il Senato della Repubblica».

Dura la risposta del capogruppo dei democratici alla Camera dei deputati Dario Franceschini: «La lettera con cui il presidente Berlusconi immagina di decidere da solo il percorso parlamentare delle prossime settimane è insieme il tentativo disperato e tardivo di evitare la mozione di sfiducia alla Camera e al tempo stesso una grave scorrettezza istituzionale. Non si è mai visto che di fronte a una mozione di sfiducia formalmente depositata in base all’art 94 della Costituzione in una Camera, il presidente del Consiglio possa decidere di andare a chiedere la fiducia nell’altra. I regolamenti parlamentari e la Costituzione, anche se lui non lo ha mai capito, valgono anche per lui».

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