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Arrestato Antonio Iovine, capo dei Casalesi

CASERTA – Non ha opposto resistenza Antonio Iovine quando i poliziotti della squadra mobile di Napoli, di Caserta e del Servizio centrale operativo lo hanno immobilizzato. Secondo quanto si apprende da fonti investigative, il boss del clan dei Casalesi – al vertice assieme a Michele Zagaria – è stato arrestato in un’abitazione di Casal di Principe appartenente ad una persona che lui frequentava. All’abitazione gli investigatori sono arrivati grazie ad un complesso lavoro fatto di pedinamenti e di accertamenti sulle persone più vicine al boss.

Una perquisizione è in corso nella casa di Casal di Principe in cui è stato arrestato dalla polizia Antonio Iovine. Il boss è stato bloccato all’interno dell’abitazione e non in un nascondiglio, ma gli investigatori vogliono comunque accertare se nell’edificio vi siamo dei bunker o siano stati nascosti documenti o armi. Secondo quanto si apprende, l’appartamento di proprietà di una persona frequentata dal boss dei Casalesi, si trova in via Cavour.

Antonio Iovine, capo del clan dei Casalesi era nella lista del Viminale dei 30 latitanti più pericolosi, assieme – tra gli altri – a Matteo Messina Denaro, numero uno di Cosa Nostra; Michele Zagaria, dei Casalesi; gli ‘ndranghetisti Sebastiano Pelle e Domenico Condello; il bandito Attilio Cubeddu, coinvolto nel sequestro Soffiantini e fuggito nel 1997 dal carcere dove era detenuto.

Antonio Iovine è tra i boss della camorra di cui racconta Roberto Saviano nel libro Gomorra. Lui, come il boss Michele Zagaria e il più celebre Francesco Schiavone, hanno mal tollerato il fatto che il libro “Gomorra” abbia esposto i loro traffici all’attenzione nazionale. I clan hanno accusato la sfida che Saviano ha portato nel loro feudo, nella Casal di Principe che negli anni ’90 aveva il record di omicidi. Lo scrittore, nel settembre 2006, si presentò sul palco della cittadina casertana, insieme all’allora presidente della Camera Fausto Bertinotti, nell’ambito di un’iniziativa di mobilitazione anticamorra e chiamò i padrini per nome. «Iovine, Schiavone, Zagaria, non valete nulla – disse – Loro poggiano la loro potenza sulla vostra paura, se ne devono andare da questa terra».

Le reazioni

Jole Santelli chiede la parola in aula alla Camera e annuncia l’arresto del capo dei casalesi Antonio Iovine: «Una vittoria per la sicurezza e per la parte buona di questo paese», dice la vicepresidente dei deputati del Pdl. Parole che sono accolte da un applauso bipartisan. «Si aggiunge un altro successo delle forze dell’ordine e di questo governo e del ministro Maroni», sottolinea. Alle felicitazioni per la cattura del boss della camorra si unisce, a nome di tutta l’Assemblea, Rocco Buttiglione, presidente di turno.

«L’arresto di Antonio Iovine rappresenta un giorno felice per la giustizia e la legalità. Iovine era uno dei due latitanti più importanti della camorra casalese. L’altro è Michele Zagaria ma speriamo di prendere anche lui», ha subito dichiarato il procuratore di Napoli e coordinatore della Direzione distrettuale antimafia Giovandomenico Lepore.

L’arresto di Antonio Iovine dimostra la «grande professionalità» degli uomini e delle donne della squadra mobile di Napoli che «hanno inflitto un colpo durissimo ai clan». Lo afferma il segretario del Siulp, Felice Romano, rivolgendo un appello al governo affinché «mantenga gli impegni assunti circa il legittimo e irrinunciabile riconoscimento della specificità dei poliziotti». L’arresto di Iovine, dice ancora Romano, è stato possibile «malgrado i continui impegni che i colleghi napoletani hanno dovuto affrontare per l’emergenza rifiuti, frutto della incapacità della politica a trovare risposte concrete ai problemi reali di quel territorio, e grazie all’intuito investigativo e all’abnegazione degli uomini della Mobile di Napoli nonché alla loro capacità di utilizzare al meglio l’insostituibile strumento delle intercettazioni telefoniche ed ambientali».

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