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Irlanda. FMI, UE e BCE al lavoro per lo studio di un pacchetto di aiuti

Frattini: favorevoli a un intervento strutturale, ma fare in fretta

ROMA – Gli aiuti in tempi di crisi devono essere temporanei. Perché non devono creare dipendenza. Ad affermarlo il presidente della BCE Trichet durante la conferenza dei banchieri centrali. Proprio nelle ore in cui, dal Fondo Monetario Internazionale, fanno sapere che un pool di una dozzina di esperti metterà a punto il pacchetto di aiuti insieme a UE e alla Banca Centrale Europea.

Nel frattempo è partito il totocifre. Dell’intera somma per salvare Dublino, i due terzi sarebbero a carico dell’Unione Europea e il terzo restante, come previsto dal meccanismo anticrisi, a carico del Fondo Monetario Internazionale per un totale di 750 miliardi di euro come varato dagli Stati europei lo scorso maggio, dopo l’esplosione della crisi greca. A essere coinvolti in questo meccanismo sarebbero diversi attori: lo European financial stabilty mechanism (Efsm), gestito dalla Commissione europea, per 60 miliardi di euro previo voto a maggioranza qualificata dell’Ecofin; lo European financial stability facility (Efs), il cosiddetto Fondo salva-Stati dotato di 440 miliardi di euro, liberabili con l’unanimità dell’Eurogruppo; e il Fmi, che mette a disposizione fino a 250 miliardi con un tasso di interesse pari al 5%, come da prassi.

Al centro della negoziazione con l’entità del prestito c’è anche la discussione sulla sua durata e sulle condizioni alle quali dovrà essere concesso. Che, fanno sapere dalla Commissione europea, sarebbero molto severe. Una situazione affatto semplice che va a sommarsi ai tagli per 15 miliardi annunciati dal governo irlandese per i prossimi 4 anni con un piano di austerity in approvazione già la prossima settimana.

Il premier Cowen si trova dunque in una situazione assai delicata perché se da un lato deve fare i conti con la parte della popolazione irlandese euroscettica che vedrebbe il salvataggio come il danno oltre la beffa, dall’altro teme che accettando per intero il pacchetto di aiuti ammetterebbe il fallimento della politica fiscale che è stata alla base del miracolo irlandese a partire dalla tassazione di vantaggio per le imprese, la cosiddetta “corporate tax”, che tuttora il premier irlandese con gran parte dei suoi elettori si rifiuta di mettere in discussione.

Dall’Italia il governo fa sapere, attraverso il ministro degli Esteri Franco Frattini, che è favorevole a un intervento congiunto dell’Unione europea con il Fondo Monetario Internazionale per salvare l’Irlanda. Si tratta, precisa, di “vedere le modalità. Noi”, ha spiegato, “abbiamo una situazione in cui brucia la casa del vicino ed e’ chiaro che al vicino bisogna dare l’idrante per spegnerlo. Siamo favorevoli ad un intervento strutturale”, ha quindi spiegato Frattini, “e certamente tutto quello che viene fatto noi lo condividiamo. Abbiamo creato un meccanismo europeo. Se accanto a questo meccanismo europeo c’e’ un concorso del Fondo Monetario, si tratta di vederne le modalità. Il principio e’ la rapidità dell’intervento”.

Intanto mercati positivi dopo le perdite registrate nei giorni scorsi sui timori che se l’Irlanda non avesse ricevuto gli aiuti la crisi si sarebbe diffusa ad altri paesi fortemente indebitati, mettendo così a rischio la ripresa dell’economia.

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