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Su Sky, la seconda serie sulla “banda della Magliana”

Prima e seconda puntata della nuova serie prodotta da Sky, mostrano come l’idea produttiva sia intelligente, ben scritta (da Daniele Cesarano, Paolo Marchesini, Barbara Petronio, Leonardo Valenti e con la supervisione di Giancarlo De Cataldo, l’autore del romanzo originale), ben diretta (da Stefano Sollima).

Gli autori danno risalto alla ricerca spasmodica della banda di trovare e punire gli assassini di “Libano” (nella realtà, Franco Giuseppucci, fondatore del team criminale e primo a lasciarci le penne, ucciso dai rivali di Monteverde, i Proietti), che diventa una vera e propria ossessione, foriera di sbagli ed errori di persona. Nella scena finale della seconda puntata, individuano l’antagonista e ingaggiano una furiosa sparatoria, che però finisce male per tutti, mentre il pavido Dandi fugge scosso dalla visione del fantasma del libanese, riflesso nello specchietto retrovisore.

Una sorta di discesa agli inferi, per il Freddo, Dandi e gli altri, in una Roma allucinata, stretta fra le morse di un potere nascosto e la bulimia affaristica di una concrezione di giovani sbandati, senza alcun destino spendibile. Sky mostra di credere in un prodotto medio che per troppo tempo è  mancato al cinema nazionale, privilegiando lo stile compassato e la recitazione veristica di attori sconosciuti (perlomeno erano tali quando la prima serie andò in onda), forzando forse un po’ troppo gli archetipi del “serial” televisivo, ma giungendo indubbiamente a risultati fra i migliori degli ultimi anni.

Restano i dubbi su una mitizzazione eccessiva dei protagonisti di “Romanzo criminale”, nella quale, soprattutto i giovani telespettatori, possono cadere senza nemmeno rendersene conto. Ma sono i costi da pagare ad una fiction che, anzi, calca la mano sulla dissoluzione di qualsiasi identità sociale nei criminali del XX secolo, favorendo, in chi sappia formularlo, anche una crisi di rigetto morale. E questo è, senza dubbio, un ottimo risultato.

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