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Una buona Italia perde contro una brutta Australia

ROMA – Mischia contro Barnes. Si potrebbe sintetizzare in questo modo la partita della nostra nazionale con l’Australia nel secondo dei tre test match novembrini.

La mischia è ovviamente quella italiana e i calci sono quelli del primo centro australiano che oggi ha buttato dentro 22 punti. Alla fine, come era facilmente prevedibile, ha vinto l’Australia (brutta da vedere) e il punteggio è bugiardo perché viziato da una disattenzione madornale degli azzurri nell’ultima mischia prima della fine che ha fruttato ulteriori sette punti ad una squadra che di sicuro non meritava tanta grazia. Quel che conta, però, è che l’Italia si è rimessa sul passo avanzante.

L’Italia veniva da una settimana difficile cominciata al fischio finale della partita con l’Argentina. La delusione era tanta, così come la voglia di riscattarsi e il secondo dei tre test match arrivava nel momento più duro. Di fronte gli azzurri avevano gli australiani, anche loro sotto pressione per la scarsa vena fatta vedere nelle ultime partite.
Al fischio iniziale i favori del pronostico erano tutti per i Wallabies dai quali ci si aspettava una veemente risposta alle critiche ricevute in settimana. Dopo appena dieci minuti, infatti, il tabellone segnava altrettanti punti per i verde oro frutto di un calcio del primo centro e della meta del trequarti ala Mitchell è abile a finalizzare un’azione propiziata dalla scarsa compostezza in alcuni placcaggi da parte degli azzurri. Ci si stava preparando ad una sconfitta pesante nel risultato e invece, eccezion fatta per altri tre punti, gli australiani non hanno incrementato il loro vantaggio pur avendo avuto almeno tre o quattro nitide occasioni per segnare la seconda meta. Il merito è tutto della difesa azzurra che si è compattata e con dei tentativi disperati è riuscita a vanificare ogni attacco australiano.

Attorno al ventesimo minuto la svolta della partita. L’Italia è chiamata a giocare in difesa una mischia all’interno dei propri ventidue. L’esperta prima linea italiana sale in cattedra e da’ una lezione di mischia chiusa ai, seppur competenti, Wallabies. Da quel momento ad ogni mischia gli australiani andavano in sofferenza cedendo terreno e fiducia agli azzurri che chiudono il primo tempo sul 9-13, tenendo a distanza di break gli ospiti.

Nel secondo tempo gli azzurri rientrano in campo decisi a non regalare nulla agli avversari. Attaccano e difendono a testa bassa mettendo sotto pressione e facendo perdere agli australiani la proverbiale confidenza che hanno con gli offloads e con la gestione dell’ovale. Quest’ultimi vengono tenuti a galla da Barnes che calcia in mezzo ai pali ogni penalty che l’arbitro concede loro. L’Italia, minuto dopo minuto, cerca ossessivamente di imporre il proprio gioco riuscendo solo una volta a mettere in pratica uno schema efficace che viene vanificato da un errore di trasmissione dell’ovale da parte di McLean. Ma l’attesa per levar le braccia al cielo è breve, perché dopo poco, dopo una mischia vinta dagli azzurri, Barbieri è lesto (forse commettendo un in avanti) a raccogliere la palla e a tuffarsi oltre la linea. La partita scivola lentamente verso la fine e proprio a pochi secondi dall’ottantesimo una maldestra fuoriuscita dell’ovale da mischia chiusa permette al capitano dell’Australia, Elsom, di gravare di altri sette punti il passivo dell’Italia. Uno scherzo che la Dea bendata poteva evitare di giocarci.

Wallabies confusionari e spocchiosi
La necessità di affidarsi ai calci per la mancanza di una fonte di gioco è ,forse, la dimostrazione palese di quanto questa nazionale stia andando in apnea in queste settimane a spasso per il vecchio continente. Brutti e leziosi come non mai gli australiani hanno la fortuna di non pagare pesantemente la loro supponenza per la scarsa vena offensiva degli italiani. Disorganizzati e impacciati come poche altre volte si erano visti nell’ultimo tempo, i Wallabies avranno di che recriminare sulla loro opaca prestazione.

Angolo Italia, c’è di che esser contenti
Tutti gli occhi erano puntati sul giovane mediano di mischia Edoardo “Ugo” Gori, chiamato a risollevare le sorti della mediana azzurra. La scommessa di Mallett di schierare il debuttante pratese è stata vinta, se non altro nelle intenzioni. Al netto dell’emozione, Ugo Gori si è mostrato attento nei passaggi e gli errori di trasmissione sono ampiamente bilanciati dalla tranquilla gestione dell’ovale. Sempre presente nei punti di incontro, e a proprio agio nel riposizionare e guidare i compagni nelle ripartenze. Se qualche volta la palla usciva con eccessiva lentezza era per permettere ai compagni di schierarsi. Da rivedere e sostenere, senza dimenticare che altrettanto sostegno va a Tito Tebaldi e Pablo Canavosio.
Meravigliosa la prova del pacchetto di mischia italiano che ad ogni mischia sradica letteralmente gli avversari. La potenza e l’esperienza del Barone Lo Cicero si fanno sentire soprattutto in personalità e nella gestione della strategia di ingaggio. Bene anche la terza linea che battaglia alla pari con gli australiani. Ottima prova di Derbyshire che gioca con costanza e con aggressività.

Ma non bisogna dimenticare che non è tutto oro quel che luccica. L’Italia, purtroppo, non ha un gioco offensivo chiaro e incisivo. La palla esce dalla mischia, arriva al mediano d’apertura e poi si perde nei meandri di giocate macchinose. Eppure Canale e Bergamasco oggi sembravano ispirati. Purtroppo, però, non si può pensare di giocarsela contro le grandi squadre se alla strenua difesa non si affianca qualche idea offensiva. Il grosso del lavoro ci pare debba essere fatto proprio in funzione di ciò.

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