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Roma, rassegna di cinema asiatico. Premiato Girish Kasaravalli

In un momento in cui il cinema sembra essere stato declassato dall’attuale governo a giochino per onanisti della macchina da presa si è conclusa Asiatica – Incontri col cinema asiatico

ROMA – Si è conclusa sabato 20 novembre al Cinema Capranica di Roma, l’undicesima edizione di Asiatica – Incontri col cinema asiatico, che quest’anno ha portato a Roma film, documentari e autori di Cina, Filippine, Giappone, India, Indonesia, Iran, Iraq, Indonesia, Tailandia, Taiwan, Vietnam. Nel corso di una settimana sono stati presentati 40 titoli.

La giuria che giudicava i lungometraggi (fra cui era presente il nostro autore televisivo e cinematografico, Ugo Gregoretti)  ha assegnato il premio Città di Roma come miglior film a: Riding the Stallion of Dream di Girish Kasaravalli (2010/India) con la seguente motivazione: “Per il perfetto equilibrio fra tutti gli elementi presenti nel film, elaborati in modo da raccontare una storia complessa e ricca di valori etici”. Inoltre la Giuria ha voluto assegnare una menzione speciale a: Food and The Maiden di Minoru Kurimura (Giappone/2010) con la seguente motivazione: “Per l’originalità del soggetto e la profonda ironia che percorre l’intero film, per le immagini pittoriche del cibo e per il leitmotiv costituito da un suono ininterrotto di un masticare musicale”.

La citazione dei film vincitori non è un puro esercizio di cronaca, ma il monito a non dimenticare questi film in quanto, da questa rassegna, sono spesso passati film di assoluta eccellenza. Come non ricordare The Ditch (Cina/2010) del regista Wang Bing, passato con successo all’ultima Mostra del Cinema di Venezia. Alla fine degli anni ’50, il governo cinese condanna migliaia di cittadini considerati esponenti di destra. Le accuse si basano sulla loro passata attività lavorativa, su eventuali critiche al Partito Comunista o semplicemente sulle loro origini borghesi. Deportati nel deserto del Gobi, sono costretti a vivere in condizioni di indigenza assoluta. O il corto del regista iraniano Jafar Panahi, The Accordion (Iran/2010), anch’esso presentato a Venezia; il regista è un fiero oppositore del regime iraniano, è stato arrestato il 2 maggio 2010 per la partecipazione ai movimenti di protesta contro il regima teocratico, poi rilasciato, il 24 maggio, dietro cauzione. E infine, come non ricordare uno dei film vincitori dello scorso anno, About Elly (Iran/2009) del regista iraniano Asghar Farhadi, un film sorprendente in quanto presenta, con semplicità e leggerezza, vita, passioni e conflitti delle giovani generazioni iraniane alle prese col regime.

Attraverso i film si propone a un pubblico attento ed assiduo uno spaccato della realtà asiatica che, meglio di un libro o una dispensa, riesce a rappresentare culture lontane. Il rammarico sta solo nel fatto che siffatti materiali vengono utilizzati poco o per nulla nella scuola odierna, così com’è organizzata, rinunciando a priori a catturare l’interesse dei ragazzi, sicuramente più attirati da materiali visivi.

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