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Si ferma il mondo dello spettacolo, contro i tagli alla cultura

 “Con la cultura non si mangia”, è il “cuore” del Tremonti-pensiero. Mentre “Con la politica ci si abbuffa”! Verrebbe da dire

ROMA – Domani il mondo dello spettacolo tutto (cinema, teatri, musica) si fermerà. Una assaggio del clima difficile che sta vivendo l’industria culturale lo si era già avuto giovedì scorso ad Annozero con uno scambio di battute al vetriolo tra il Presidente del Sindacato Attori, Giulio Scarpati e il Ministro Sandro Bondi, presente in studio. Il mondo dello spettacolo si era mobilitato con una manifestazione a Fontana di Trevi, a Roma, contro i tagli alla cultura. L’ineffabile Bondi ha anche avuto modo di esibirsi in uno dei suoi pezzi migliori: la gaffe. Il Ministro è stato attaccato per la sua politica dei tagli e Paolo Sorrentino, in collegamento, lo ha accusato di avere paura: ‘Ho il sospetto che ci sia un motivo politico dietro il mancato rinnovo degli sgravi fiscali. Il cinema italiano di oggi fa paura‘. Il Ministro smentisce e afferma di aver apprezzato ‘Gomorra’, dichiarazione che si è guadagnata  una salva di fischi, in quanto Sorrentino è il regista del ‘Divo’ e ‘Gomorra’ lo ha girato Matteo Garrone.

Lunedì 22 tutto si fermerà, oltre spettacoli ed eventi, anche gli artisti e le maestranze presenti sui vari set cinematografici. In questa protesta già un piccolo miracolo è avvenuto. La battaglia sarà unitaria, CGIL, CISL e UIL sciopereranno compatte. Ciak si manifesta! Contro gli sciagurati tagli finanziari presenti in Finanziaria 2011 e per mantenere gli attuali livelli occupazionali presenti nel settore. Soltanto il Teatro Carlo Felice di Genova non cancellerà lo spettacolo musicale in programma, con la direzione del grande maestro Zubin Mehta, ma la serata sarà tutta dedicata alla protesta in corso.

Per il 2011 è previsto un taglio al Fus (Fondo Unico per lo Spettacolo) che scenderà dagli attuali 408 milioni a 262 milioni. Ma la situazione è ancora peggiore in quanto non è in programma neanche il rifinanziamento dei cosiddetti tax credit e tax shelter, le misure per la defiscalizzazione, eppure sarebbero sufficienti 80 milioni di euro. Tutto questo accade mentre si moltiplicano le delocalizzazioni di molti produzioni in Paesi dove ci sono agevolazioni fiscali più favorevoli. La tendenza nel mondo del lavoro relativo allo spettacolo è quella di perdere giornate lavorative in Italia e di guadagnarle all’estero.

Del resto il confronto con l’Europa, per gli investimenti nel mondo della cultura, ci vede fanalino di coda, per una Germania che impegna intorno all’1,2% per la cultura, l’Italia si accontenta di uno 0,12%. Se si pensa che tutto ciò accade in un paese ove giace il 70% del patrimonio artistico mondiale, sembra di assistere ad un madornale ed autolesionistico harakiri culturale.

Insomma lunedì 22 niente file nei cinema, niente assembramenti nel foyer dei teatri, ma idealmente anche gli spettatori mancati dovranno essere tutti dalla parte dei 250 mila lavoratori del comparto dello spettacolo perché, se è vero (e non è vero) che con la cultura non si mangia,  è anche vero che con la cultura si cresce. E questo Bondi non lo sa!

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