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Mafia. Stragi del ’93. Lo Stato non si costituisce parte civile

FIRENZE – A differenza del Comune di Firenze e della Provincia Toscana lo Stato non si è costituito parte civile nel processo iniziato questa mattina che vede imputato Francesco Tagliavia, 56 anni, uomo della famiglia cosca palermitana accusato di essere coinvolto nell’organizzazione e nell’esecuzione degli attentati del ’93, quelli di Via dei Georgofili a Firenze (27 maggio 1993), di Via Palestro a Milano (27 luglio 1993) e di San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro (28 luglio 1993) a Roma.

Dall’Avvocatura dello Stato arriva la giustificazione: “Non c’è stato notificato nulla per iscritto nè verbalmente – hanno spiegato  – ma solo per pubblici annunci.”

La vicenda ha sollevato diverse critiche
Per Antonio Di Pietro “Il fatto che lo Stato non si sia costituito parte civile al processo per le stragi mafiose del ’93 non stupisce ma inquieta. È grave che il Governo, invece di aiutare la ricerca della verità continui ad essere latitante su certe scottanti realtà”. E poi il leader dell’Idv aggiunge: “alla luce di quanto sta emergendo dalle indagini sulle stragi degli anni ’90 e dalla sentenza della Corte d’Appello di Palermo, appare sempre più evidente la connivenza di settori dello Stato con la mafia. Il Presidente del Consiglio dovrebbe chiarire in Parlamento ma continua ad essere latitante.”
Sulla questione interviene anche Laura Garavini, capogruppo Pd in commissione Antimafia, che ritiene sconcertante il fatto che lo Stato non si sia costituito parte civile  e chiede al Presidente del Consiglio di dare spiegazioni in Parlamento e all’opinione pubblica. per Veltroni, invece, si tratta di “uno schiaffo alle vittime di quelle stragi e a tutti i cittadini che hanno diritto alla verità”.
piovono critiche anche dalla lega. “È vergognoso, indegno ed è in contrasto con l’azione di lotta alle mafie che sta portando avanti il governo che per le stragi di mafia del 1993 lo Stato non si sia costituito parte civile”, ha detto  Carolina Lussana, vicepresidente dei deputati della Lega Nord e capogruppo in commissione Antimafia.

Tagliavia il boss imputato
Ad inchiodare Tagliavia erano state  le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, il quale riferì agli inquirenti che nel maggio del 1993, durante una riunione tenutasi in un villino, nel comune di Santa Flavia, alla quale parteciparono Gaspare Spatuzza, Giuseppe Graviano, Matteo Messina Denaro, Giuseppe Barranca, Francesco Giuliano, Cosimo Lo Nigro e lo stesso Francesco Tagliavia, venne pianificata la strage di via dei Georgofili e formalizzata la decisione di colpire i beni del patrimonio artistico cittadino. Francesco Tagliavia, già all’ergastolo per l’omicidio di Paolo Borsellino venne arrestato il 22 maggio del 1993, quattro giorni prima dell’attentato di Firenze: tuttavia avrebbe messo a disposizione tre suoi uomini, Lo Nigro, Barranca e Giuliano come esplosivisti per compiere l’attentato, finanziandone anche le trasferte. È accusato di strage e devastazione, in concorso, tra gli altri, con Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, Matteo Messina Denaro, Bernardo Provenzano, Salvatore Riina, tutti già condannati per la campagna stragista di Cosa nostra del ’93-’94. La corte per ora si è ritirata e la decisione arriverà nella prossima udienza, prevista per il 14 dicembre. L’imputato ha seguito il processo in videoconferenza dal carcere di Viterbo, dove sta scontando l’ergastolo.

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