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Cancun. Vertice sui cambiamenti climatici. Definire anche un post Kyoto

CANCUN – Al saluto di “Benvenuto in Messico”, si è aperto questo pomeriggio a Cancun la 16esima Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (COP16).

Uno straordinario appuntamento che fino al 10 dicembre vedrà impegnati oltre 20mila delegati governativi, attivisti, organizzazioni ambientaliste, comitati indigeni e ong di tutto il mondo. L’argomento di fondo è il surriscaldamento globale nonché cercare di introdurre linee guida di monitoraggio tra i Paesi membri dei tagli delle emissioni. Secondo un rapporto diffuso da Oxfam in concomitanza con l’avvio della Conferenza, nei primi nove mesi di quest’anno, 21mila persone sono morte a causa di disastri naturali legati al clima. Più del doppio rispetto all’intero 2009. “Quest’anno abbiamo visto intere popolazioni soffrire e perdere ciò che è a loro più caro a causa di disastri legati al clima estremo. Un fenomeno che probabilmente peggiorerà, perché i cambiamenti climatici stanno stringendo la loro morsa sul pianeta”, ha detto Tim Gore, autore del documento.

Parlare delle misure da adottare per bloccare, entro certi limiti, l’aumento delle temperature è un argomento che tiene banco le agende di politici e governi ormai da anni. Molti i consensi poche le azioni adottate. Dopo il clamoroso insuccesso della COP15 a Copenhagen, gli Stati sono chiamati nuovamente a discutere su un problema che potrebbe essere incontrollabile: quello dell’aumento delle temperature. Nel 2012 scade il termine stabilito dal Protocollo di Kyoto per fissare un taglio alle emissioni. Ad oggi sono 184, tra cui l’Italia, i paesi aderenti. Bisognerà convincere Stati come Usa e Cina a fare altrettanto. C’è da dire che negli ultimi tempi Cina, Giappone e Stati Uniti stanno adottando tecnologie più rispettose dell’ambiente e incentivando gli investimenti in fonti alternative. Il problema arriva questa volta dai paesi cosiddetti “più poveri” tra cui anche l’India, dove l’intesa non è stata raggiunta.

“Affinché i nostri sforzi abbiano successo, è necessario che tutti facciano la loro parte”, ha dichiarato Patricia Espinosa, ministra agli Affari esteri del Messico e presidente di turno del vertice. Per l’occasione il Governo messicano ha mobilitato 6mila agenti di polizia e 700 unità marine, mentre altre 300 pattuglieranno le vicine località balneari come Tulum. La sensazione è che a Cancun ci si attende delle aspettative diverse da Copenhagen, quanto meno arrivare a veri e propri accordi più che a meri litigi ed esposizioni di teorie politiche. Il segretario esecutivo della Convenzione Onu sul clima (Unfccc), Christiana Figueres, ha invitato i vari paesi a trovare un compromesso: “I governi dovranno rendere le loro aspettative più equilibrate, in modo che ciascuno torni a casa con un risultato positivo”. Meno emissioni, più investimenti, salvaguardia delle foreste e accordo post Kyoto: sono le richieste di Greenpeace. “Purtroppo sappiamo che difficilmente sarà un vertice dalle storiche decisioni, troppe le divisioni tra i grandi, ancora a discutere su chi debba per primo impegnarsi a ridurre fortemente le emissioni di gas serra” ha dichiarato Domenico Belli, responsabile campagna Energia e Clima. Per l’associazione ambientalista i Paesi industrializzati devono impegnarsi a ridurre le proprie emissioni tra il 25 e il 40 per cento entro il 2010 rispetto al 1990, a prescindere dalle future politiche dei Paesi emergenti.

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