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Monicelli, l’ultima ribellione. I video

ROMA – È morto Mario Monicelli. I dispacci di agenzia si moltiplicano frenetici per dare notizie sulla sua morte e di tutti i movimenti che stanno avvenendo attorno alla sua scomparsa.

L’ANSA pubblica il gelido telegramma di Berlusconi alla famiglia:“Esprimo il dolore mio e del Governo italiano per la tragica scomparsa di Mario Monicelli maestro della cinematografia italiana. Con partecipazione”. Forse il Cavaliere si è scordato che nella trasmissione di Santoro, appariva un’intervista a Monicelli, il quale paragonava il ventennio di Mussolini ai quindici anni della sua presenza sulla scena politica italiana. Lo avrà perdonato perché come dice Lui l’amore vince sempre sull’odio.

Monicelli invece non lo perdonava, possiamo dire che lo odiava? Forse. La parola odio fa molta paura e viene usata con parsimonia anche dai ribelli. Forse non lo odiava ma certamente non lo perdonava, lo disse in quella mitica trasmissione; Monicelli non perdonava Berlusconi  perché aveva creato una generazione di corrotti, di vigliacchi pronti a intrallazzare;  una generazione malata che deve essere spazzata via da una bella rivoluzione, diceva. Alla domanda del giornalista che nominava la speranza egli si infervorò; aveva le idee chiare sulla speranza lui, e disse con veemenza che la speranza di cui parlano i potenti è una trappola, un’infamia inventata dai padroni e dai preti per dominare e far star buono il precario al quale si dice “spera in un lavoro” che non arriverà mai; disse che la speranza è inventata dalla Chiesa con la favola dell’aldilà che dice sopporta la tua condizione disumana tanto poi avrai post mortem un luogo dove sarai felice: è la speranza del tira a campare e non ribellarti perché la realtà è questa ma prima o poi, magicamente, o per miracolo, cambierà; è la speranza a cui Monicelli non ha mai creduto perché la speranza toglie la responsabilità del proprio esserci nella comunità umana; la responsabilità della propria vita e anche, come ha dimostrato della propria morte.

Scorrono i dispacci e troviamo anche la dichiarazione della Polverini che mette l’accento sul suicidio: “La tragica morte di Mario Monicelli addolora profondamente. Il suo suicidio ci lascia sgomenti”. Il suicidio lascia sgomenta solo lei, che, con questa affermazione, mostra il suo inchino alla Chiesa che ha voluto fortemente la sua elezione contro quell’eversiva atea della Bonino. Non si deve dimenticare che la Chiesa condanna il suicidio con la scomunica.  

A noi non lascia sgomenti la scelta di Monicelli  e neppure i suoi veri amici “Conoscevo Mario Monicelli, sarà morto col sorriso, come in una scena del suo Amici miei”. Lo afferma il critico e giornalista Mariano Sabatini sua amico da sempre. Econtinua: “Togliendosi la vita, perché malato e anziano, ci ha dato l’ennesima lezione di libertà.”
Chi lo ha amato come uomo e come artista non può essere che felice di questo suo gesto estremo, che non delude certamente coloro che in lui vedevano un ribelle anche nella propria arte cinematografica. Un ribelle che giunto ‘alla sera’ della sua esistenza l’ha saputa riconoscere ed affrontarla da uomo, come scrisse Foscolo, con “quello spirto guerrier ch’entro mi rugge”.
Ci fa molto felici la sua ribellione, che continua a manifestarsi attraverso i suoi famigliari, a chi vuole usare la sua immagine per i propri tornaconti politici; parliamo del rifiuto ai funerali di stato e dell’offerta di Alemanno di “concedere” il Campidoglio per la camera ardente; quel luogo ormai poco si attaglia alla figura di Monicelli, quel luogo dove durante l’incoronazione di Alemanno a nuovo sindaco  si alzarono “ non viste”  le braccia dei suoi camerati nel saluto romano. Alla richiesta di Alemanno si potrebbe rispondere con le parole di Alberto Sordi nel film La grande guerra, il quale dopo aver visto fucilare il proprio amico dagli Austriaci disse: “ … ma che si uccide un uomo  così?” Sindaco  Alemanno, non si uccide un uomo così alterando la sua immagine.

Il nipote ha precisato che la salma di Monicelli sarà cremata alla presenza della sola famiglia: “La famiglia non ritiene necessario fare un funerale, nel rispetto della volontà di Mario Monicelli e di tutta la famiglia”.
Con semplicità e con questi minimi segni, che hanno una potenza immensa se fatti da un uomo pubblico e famoso come lo era Monicelli, egli ci mostra la sua ribellione, anche dopo la morte, ad una società vigliacca sempre pronta ad inchinarsi a divinità e a potenze inesistenti perché create da se stessa. I funerali di stato per un uomo come lui sarebbero stati un brutto film perché ideologicamente falso.
Per separasi da lui a noi basta ricordarlo sulle barricate insieme ai ragazzi delle scuole dello spettacolo ai quali si era unito per protestare contro i tagli alla cultura che di fatto avrebbero chiuso quei luoghi pubblici di insegnamento per, come dice lui in quell’ultima intervista, regalare ancora danaro pubblico alle scuole private.

È bella la sua immagine ribelle in mezzo ai ragazzi in assemblea per i tagli che di fatto buttano nella spazzatura i loro sogni e le loro esigenze primarie di realizzazione umana; lo vediamo un po’ ferito nel corpo ma integro nella sua dignità di uomo e di intellettuale che ha saputo assumersi la responsabilità della propria vita, delle proprie opere, e anche della propria morte.
Chissà, se fosse stato un pellerossa, al giungere della sua sera, si sarebbe allontanato dal suo accampamento per perdersi nelle infinite praterie; ma Roma è una di quelle ”… città rumorose dove l’azzurro si mostra/ soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase” e allora egli ha scelto un altro modo per separarsi dal mondo, beffando l’ultima scena di una morte che a lui, grande ribelle e uomo di cinema, non sembrava adeguata … e allora ha sussurrato a se stesso il suo ultimo … “Ciak si gira”.

I video

Mario Monicelli ad Annozero 06 Maggio 2010

Mario Monicelli “senza cultura in Italia non rimane nulla”

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