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Rugby. A L’Aquila uno sport negato

L’AQUILA – In un caldo pomeriggio di metà agosto eravamo andati a trovare L’Aquila Rugby per parlare della situazione molto difficile che in quel momento stava attraversando.

Sul manto erboso del centro sportivo di Centi Colella la squadra cercava di recuperare il ritardo di preparazione che aveva accumulato. Chiacchierando con chi era presente quel pomeriggio avevamo scoperto, anche se lo immaginavamo, che gli impianti sportivi dove allenarsi erano scarsi in città. Per carità, nessuno tra gli aquilani lo diceva scandalizzato o con enfasi, era piuttosto una semplice constatazione: la pura e semplice rappresentazione di un disagio in un contesto dove, purtroppo, le problematiche sono onnipresenti.

Su quel campo, il terreno di Centi Colella, all’indomani del  terremoto era sorta una tendopoli. Eppure proprio su quel terreno si erano formate generazioni intere di rugbysti aquilani tra i quali anche qualcuno che avrebbe indossato la maglia della nazionale italiana. Quest’estate ha ospitato la squadra senior de L’Aquila Rugby, ma quello è il campo utilizzato dalla Polisportiva L’Aquila, cioè dalle giovanili dall’Under 8 all’Under 18.

Per uno strano accanimento del destino quel complesso sportivo così prezioso è oggi un lago a causa delle forti piogge che si sono abbattute negli ultimi giorni su tutta la provincia aquilana. Il risultato è che i ragazzi delle giovanili non possono allenarsi e per attirare l’attenzione hanno deciso di allenarsi nella centralissima Piazza Duomo, proprio a due passi dalla zona rossa, terra di frontiera il cui confine è invalicabile.

“Una protesta eclatante, ma pacifica e necessaria per sensibilizzare le condizioni in cui ci troviamo a lavorare” dice il tecnico della Polisportiva L’Aquila Under 18, Fabio Andreassi, a Christian Marchetti di solorugby.com. “Non chiediamo necessariamente un altro campo, anche perché capiamo le oggettive difficoltà in cui versa la città. Va bene anche rimanere al Centi Colella, ma è opportuno che qualcuno provveda ad evitare simili disastri in futuro”.

Si potrebbe facilmente obiettare che ad una copiosa pioggia può succedere che un campo si trasformi in un acquitrino. Ancora meglio potrebbe obiettare chi quel campo lo conosce che “Con l’arrivo del freddo si forma una patina di ghiaccio sul terreno.” D’accordo, è un problema strutturale ma bisogna capire che il centro sportivo di Centi Colella è stato tra i pochissimi, se non l’unico, a salvarsi dalle ‘esigenze’ della Protezione Civile che, per inciso, ha cooptato Piazza d’Armi dove si sarebbe dovuto erigere la cittadella dello sport che, a piè sospinto, è continuamente ridimensionata.

Più che una protesta a noi sembra un modo per far capire che per i giovani fare sport non è un lusso, ma una necessità che non può essere assoggettata alle intemperie e all’incuria.

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