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Costa D’Avorio: la transizione senza fine

ROMA – L’ex primo ministro Alassane Ouattara, banchiere ed ex ufficiale del fondo monetario internazionale,  è il nuovo presidente della Costa d’Avorio. Lo ha annunciato la commissione elettorale precisando che Ouattara, nel secondo turno delle presidenziali, ha ottenuto il 54% dei voti contro circa il 46% del capo di Stato uscente, Laurent Gbagbo.

Lo scorso 31 ottobre si erano tenute le presidenziali, senza che alcun candidato raggiungesse il 50 % delle preferenze: il presidente Gbagbo era arrivato al 38% , il leader dell’opposizione Ouattara al 32 % e l’ex presidente Henri Konan Bedie al 25 %.

Le elezioni sono state rinviate per sei volte dal 2005, poiché il paese era da poco uscito dalla guerra civile ed era lontano da una effettiva pacificazione, così l’Unione Africana, di concerto con il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, acconsentì ad estendere di un anno il mandato di Gbagbo, che negli anni fu prorogato per ben sei volte a causa della forte instabilità sociale e politica.
Gbagbo, eletto nel 2000 dopo aver sconfitto il generale delle forze armate Guei, subì nel 2002 un colpo di stato da parte di ribelli provenienti dalle regioni del nord a maggioranza  musulmane. Ne segui’ una cruenta guerra civile che dopo la mediazione dei francesi e dell’ONU (con la missione UNCI) non trovò una soluzione definitiva e duratura.
Ieri la corte costituzione, presieduta da un uomo vicino a Glagbo,  ha dichiarato illegittimo il risultato elettorale emesso dalla Commissione, in quanto annunciato oltre la scadenza prevista, che era mercoledì sera. Oltre a denunciare fantomatici brogli, il presidente ormai uscente ha anche stracciato pubblicamente i documenti con i risultati elettorali. L’esercito ha bloccato le frontiere e gli aeroporti, ha interrotto la diffusione dei canali televisivi d’informazione stranieri. L’atmosfera pesante e di tensione è palpabile per le città: banche  e negozi sono chiusi e le strade deserte.

La candidatura di Ouattara fu  messa in discussione dalla Corte Suprema già nel 2000 a causa delle sue origini burkinabè, portando alla  vittoria di Gbagbo ( già dagli anni Novanta infatti si iniziava a parlare di “Ivoriantà”).  Questo concetto infatti, che sembra una brutta deformazione dello sforzo di edificazione identitaria post coloniale portata avanti da grandi personalità dell’emancipazione africana, fu sin dall’inizio strumentalizzato per estromettere Gbagbo dai giochi. Altra radice della questione va tuttavia ricercata nel tentativo Ivoriano di costruire un’indipendenza anche dalle migrazioni( da tutti i paesi limitrofi, ma in particolare dall’Europa: in soli dieci anni i coloni francesi passarono da 10000 a 50000) che avevano caratterizzato il paese negli anni Settanta-Ottanta grazie al cosiddetto “miracolo ivoriano” che rese il paese il più ricco dell’intera regione occidentale africana e uno dei più ricchi di tutto il continente grazie alla supremazia nell’esportazione e produzione di cacao, caffè e olio di palma.
Queste elezioni sarebbero destinate a chiudere un decennio di crisi politico-militare,  di stagnazione economica, instabilità istituzionale e conflitti etnici se solo l’elezione di Ouattara fosse credibile. Se infatti dietro la guerra civile del 2002 c’è di sicuro lo zampino francese ( che sembra aver finanziato i gruppi di ribelli musulmani al fine di creare instabilità istituzionale per continuare a portare avanti i propri interessi economici), dobbiamo domandarci se dietro la figura di Ouattara(data la sua formazione in grandi istituzioni finanziarie) ci sia qualche superpotenza (una a caso!) che abbia degli interessi da difendere, ad esempio nel Golfo di Guinea (che è una grande nuova risorsa di petrolio che produce ormai il 10% mondiale di greggio di ottima qualità da destinare quasi interamente all’export), a causa soprattutto del deterioramento della situazione in Medio Oriente( oltre che nello specifico col Venezuela di Chavez)?

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