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Entro il 2025 è emergenza medici: circa il 45% verrà dall’estero

ROMA – La Sanità Italiana che oggi va a rotoli per mancanza di fondi, per i costi troppo alti delle cure mediche e per la disorganizzazione delle Regioni e delle Aziende sanitarie, domani potrebbe andare a rotoli per mancanza di personale.

Oggi qualcuno farebbe carte false per entrare nella facoltà di Medicina e c’è chi prova a superare il test anche 5 volte senza riuscirci. C’è anche chi, non avendo superato il test decide di seguire le lezioni “da esterno”.

Il domani invece potrà essere molto diverso: i posti di lavoro a disposizione saranno addirittura in esubero, senza contare il possibile incremento della popolazione. Nell’arco dei prossimi 15 anni infatti andranno in pensione 115mila dottori, tuttavia le matricole iscritte ogni anno sono 8025. Considerando che non tutti terminano gli studi e calcolando la percentuale di quanti riescono a concludere i 6 anni accademici, si calcola che entro il 2025 sarà emergenza. Non vi saranno abbastanza dottori rispetto ai pensionamenti.

In particolare il pensionamento sarà raggiunto dal 62% dei medici di famiglia, dal 58% dai pediatri di libera scelta. E poi il 48% che andrà in pensione sarà costituito da dipendenti del servizio sanitario nazionale, oltre al 55% degli specialisti convenzionati interni.

Cosa non va dunque in questo sistema? Cosa ha scatenato l’emergenza medici? E come mai continuano gli scioperi di quanti appena laureati non riescono a trovare un lavoro? C’è chi dice che fare il medico oggi è tutt’altro che redditizio. Ed è vero. La Sanità italiana, propagandata come uno dei modelli migliori al mondo è allo sbando. Lo stato non paga i farmacisti e non risarcisce nemmeno le Aziende ospedaliere e le A.S.L senza contare quanto può venire a costare un errore medico portato nelle aule dei Tribunali italiani.

Un sistema da rattoppare il prima possibile. La colpa è dei costi troppo alti e sempre in crescita di alcuni esami che gravano sulle casse statali e di un sistema che favorisce la vendita dei prodotti farmaceutici con costi maggiori. Se a ciò si aggiunge l’inefficienza delle Regioni e la Lentezza della burocrazia il gioco è fatto!

Una sana amministrazione che salvaguardi un sistema sempre in crescita ed attento alla sopravvivenza di ogni sua parte, dovrebbe regolare la domanda in base all’offerta. Se in Italia è possibile colmare un certo numero di posti, anche il sistema universitario dovrà rendersi flessibile. Insomma, deve essere migliorata la comunicazione tra le amministrazioni e le Aziende Universitarie.

E’ ipotizzabile dunque che se oggi tutti i ragazzi stanno protestando contro i tagli alla ricerca e c’è chi invecchia tentando di ripetere ogni anno accademico il test per accedere al corso di Medicina e Chirurgia, domani si apriranno le porte a tutti. Probabilmente l’emergenza medici, verrà prima di quanto ci aspettiamo e assisteremo ad una vera e propria immigrazione di medici provenienti dall’estero. A ciò si aggiunge anche il problema dei tagli alla ricerca. Non solo avremo meno medici, ma questi saranno meno preparati di quelli provenienti dall’estero. Dobbiamo evitare tutto questo per non mettere a rischio un’altra categoria di lavoratori italiani.

In realtà ristabilire il numero aperto non è possibile anche perché il costo di ogni studente allo stato è elevatissimo. Inoltre aprire il corso di Laurea di Medicina e Chirurgia a chiunque significherebbe non operare una selezione a monte, in modo da garantire la qualità del medico al termine del corso di studi. Per adesso le misure che sono state adottate consistono solo nell’incremento del 10% dei posti di accesso nelle facoltà italiane.

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