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Ancora uomini che uccidono le donne

ROMA – Lei, Rosa Fontana, non doveva vivere. Lei, Vanessa Cont non doveva parlare.

Ieri due uomini le hanno accoltellate uccidendo  la prima, e ferendo gravemente la seconda. I due uomini sono stati arrestati.
Matera: Tutti sapevano, anche le forze dell’ordine, che Paolo Chieco prima o poi avrebbe aggredito di nuovo la sua ex convivente, solo pochi giorni fa gli era stato notificato l’ordine di rimanere almeno a trecento metri dalla casa di Rosa Fontana. Il 53enne, cinque anni, fa tentò di ammazzarla quasi nello stesso modo, sempre davanti alla casa dove ieri ha ucciso la donna. I due si erano separati ed era nato un disaccordo per l’affidamento della figlia. Nel 2005 la donna Rosa fu ferita con un coltello al collo ed all’addome e passò lungo tempo in ospedale in pericolo di vita. Quella volta Chieco venne arrestato e condannato ad otto anni per tentato omicidio. Uscito dal carcere Chieco  l’ha ammazzata senza pietà.

Udine: Ieri sera poteva finire allo stesso modo quando un operaio di 47 anni, Gianluca Fabbro, dopo una lite per futili motivi, ha colpito la compagna Vanessa Cont con due coltellate all’addome. La donna è stata ricoverata all’ospedale di Udine e sembra che se la caverà.
Ma quante donne ogni giorno in Italia e nel mondo devono venire uccise, ferite, seviziate, umiliate, perché vengano varate e poi eseguite leggi che proteggano le donne. Se il Chieco fosse stato arrestato per stalking, dopo la denuncia per la rinnovate molestia alla donna, invece di dargli un pezzo di carta che gli intimava di non avvicinarsi a lei, la donna non sarebbe morta.
Ma come, si manda in galera un ragazzo perché trovato a farsi una canna e non viene arrestato un uomo che ha già ferito gravemente e torna a minacciare la sua vittima designata? C’è qualcosa che non torna.
Sappiamo benissimo che quando una donna si precipita a denunciare alle forze dell’ordine le violenze subite da marito o dal convivente, immediatamente si trova di fronte ad un muro di ‘colleghi’ del marito, che la ‘consigliano’ di lasciar perdere, ‘sono panni sporchi che si debbono lavare in famiglia’.

Ma quante volte abbiamo sentito queste storie di ordinario annullamento della dignità femminile? E come mai le cose non cambiano non state le nuove leggi sullo stalking?
Sorge un sospetto: ma non sarà che per gli uomini preposti alla difesa delle donne, il delitto di stalking vale solo nel caso di sconosciuti, mentre se si tratta di un marito o di un convivente, anche se ex, non ha più valore dato che per gli uomini le donne sono considerate di proprietà di un maschio? Sta di fatto che, nelle culture patriarcali, la donna appartiene sempre ad un uomo, prima al padre poi al marito: la simbologia del padre che, durante le nozze, accompagna la sposa e la consegna al marito, è sufficientemente eloquente.

Sulle donne è sempre stata posta la lente offuscata della percepite delirante che elimina la oro identità umana. Fino a pochi anni fa, ed ancora adesso in minor modo, la donna prima portava il cognome del padre e poi quello del marito. La donna non esisteva se non era di proprietà di un maschio. Se qualcuno si vuol toglier la curiosità si vada a vedere il diritto romano, o ciò che la Canterella scrive sui suoi libri sulla condizione della donna nel mondo antico.

La storia per le donne, grazie anche alla misoginia della Chiesa cattolica, per tremila anni non è cambiata molto. Ricordiamoci del delitto d’onore secondo il quale, fino a pochi anni fa si poteva ammazzare la sorella, la figlia, la fidanzata e la moglie per la modica condanna di diciotto mesi di carcere.
Si continuerà a uccidere le donne finche non si inizierà a combattere seriamente la cultura occidentale, che è essenzialmente patriarcale, e che nasce da un connubio mostruoso, tra filosofia greca, fondata sulla ragione, e religione giudaico-cristiana, finalizzato all’annullamento dell’identità femminile: “Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all’uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo. Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione. Essa potrà essere salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione, con modestia.” Nuovo Testamento, Prima lettera a Timoteo, 2:12–15, di Paolo di Tarso, noto anche come San Paolo.

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