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Governo e Sicurezza: la Polizia in rivolta ad Arcore

ARCORE – Oggi in tutta Italia si è avuto il sit-in delle forze dell’ordine dinanzi a vari edifici pubblici ed in particolare della Polizia di Stato. Poliziotti sul piede di guerra scioperano e manifestano in tutta Italia. Non si arriva a fine mese e non ci sono soldi per la benzina nelle volanti. Così la furia arriva ad Arcore.

Un cancello, quello di Arcore, simbolico per lo stato in cui versa la sicurezza del nostro paese: dalle macchine di Lele Mora che passano senza controlli, alle scorte di poliziotti che lamentano “l’umiliazione generata dal dover scortare ragazze giovani e sconosciute”. Intanto proprio davanti a quel cancello arriva la faccia nera della medaglia della sicurezza del nostro paese.

Le forze dell’ordine non potevano che protestare proprio ad Arcore: residenza privata del Premier e centro politico delle decisioni del partito di “maggioranza”. Una maggioranza ormai messa a dura prova dalle proteste dei lavoratori statali che si susseguono come focolai in tutta Italia.

Tra i manifestanti che hanno deciso di protestare ad Arcore non c’è solo la Polizia di Stato, ma anche la Guardia Forestale, la Guardia di Finanza e i vigili del Fuoco. Tutti stanchi di dover sopportare un sistema che va avanti per forza di inerzia. Stanchi di dover reggere i continui tagli alle forze armate. Il “Governo del fare tagli” stavolta scatena sè stesso, le proprie braccia: il potere esecutivo è in rivolta per il continuo smantellamento della sicurezza.

Sono 22 le sigle sindacali di settore radunatesi ad Arcore che rivendicano la necessità di fondi. Da due anni le forze di polizia vedono sempre più compromessa la propria attività lavorativa. “Nelle ultime finanziarie i tagli sono stati di oltre 2 miliardi di euro – dice Santino Barbagiovanni, segretario regionale Silp Cgil Lombardia – e siamo al collasso. Oltre alla mancanza di personale dobbiamo anche fare i conti con il blocco degli stipendi. Vuol dire che se sono necessari straordinari per far fronte alla mancanza di personale, questi non vengono pagati”.

1.300 persone sul piede di guerra protestano per una situazione insostenibile: “le auto spesso sono senza benzina con il risultato che i pattugliamenti vengono svolti a piedi. La situazione è allarmante”.

A Roma fluttuano volantini davanti al Senato che vede la protesta di migliaia di poliziotti. Sono durissime le proteste Siciliane appoggiate anche da alcuni nomi dell’Italia dei Valori: Antonio di Pietro portò la situazione sulle prime pagine dei giornali sin dai primi mesi del 2009: “I poliziotti non arrivano a fine mese e le volanti scarseggiano oltre a non avere soldi per la benzina”.

“LA POLIZIA DI STATO è IN MUTANDE”, questi gli striscioni e gli slogan che spuntano come funghi nei cortei Italiani. É più dura al sud la protesta dove prestare servizio, significa spesso rischiare la vita. “Fra poco si arriverà alla guerra civile” gridano alcuni manifestanti a giusta ragione: “se fino ad oggi siamo stati abituati alla polizia antisommossa che carica contro i civili, presto vedremo l’esercito contro la stessa polizia di stato che protesta per ottenere lo stipendio o per poter usare le volanti”.

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