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Istat. Il decennio perduto dell’Italia

ROMA – Anche il vice direttore generale di Bankitalia Ignazio Visco, in audizione alla Camera dei deputati aveva sottolineato il reale e grave problema dell’Italia di oggi.

“Una crescita soddisfacente e’ condizione necessaria per il consolidamento strutturale dei conti pubblici e il conseguimento della stabilita’ finanziaria”; ovvero senza crescita economical’Italia non ha un grande futuro e proprio Visco ha ricordato come nel periodo che ha preceduto la crisi “l’economia italiana e’ cresciuta a tassi relativamente modesti. La crisi ha riportato il prodotto interno sui livelli dell’inizio del decennio; la ripresa in corso appare lenta”.

E con il Pil ritornato ai livelli di dieci anni fa ed il primo decennio di questo millennio che, ai fini economici, si può considerare perduto per l’Italia, appaiono sinceramente fuori luogo taluni toni ottimistici che esaltano la revisione al rialzo della crescita del Pil nel terzo trimestre 2010 effettuata dall’Istat.
I dati Istat infatti ci consegnano un paese che arranca comunque anche dopo la revisione, la stima preliminare diffusa il 12 novembre scorso aveva infatti rilevato un aumento dello 0,2 per cento congiunturale, ovvero rispetto al trimestre precedente, e un aumento tendenziale, ovvero rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, dell’1,0 per cento, mentre i dati dopo la revisione portano ad un aumento dello 0,3 per cento rispetto al trimestre precedente e dell’1,1 per cento nei confronti del terzo trimestre del 2009; con una crescita acquisita per il 2010, cioè la crescita annuale che si otterrebbe in presenza di una variazione nulla nel quarto trimestre dell’anno, pari all’1,0 per cento.

Terrificante il confronto con le altre economie che nello stesso periodo hanno fatto segnare performance decisamente differenti, il PIL è aumentato rispetto allo scorso trimestre  dello 0,9 per cento in Giappone, dello 0,8 per cento nel Regno Unito, dello 0,7 per cento in Germania, dello 0,6 negli Stati Uniti e dello 0,4 per cento in Francia. In termini tendenziali, si è invece registrato un aumento del 4,1 per cento in Giappone, del 3,9 per cento in Germania, del 3,2 per cento negli Stati Uniti, del 2,8 per cento nel Regno Unito e dell’1,8 per cento in Francia.

Anche il confronto con il complesso dell’area euro, il cui Pil è cresciuto, nel complesso, dello 0,4 per cento in termini congiunturali e dell’1,9 per cento in termini tendenziali, sottolinea la lentezza della ripresa dell’economia tricolore.
Sempre che di ripresa si possa cominciare a parlare con questi numeri e con le associazioni dei consumatori hanno lanciato una offensiva su questo punto specifico con  Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef , che domandano:”Purtroppo la realta’ rilevata dai nostri osservatori e’ ancora ben lontana da una ripresa del Pil all’1,1%, anzi, secondo le nostre stime, sara’ molto piu’ contenuta. Come potrebbe essere diversamente in un Paese in cui non si fa nulla per stimolare una ripresa dei consumi?” secondo le associazioni i consumi presentano “andamenti drammatici: secondo le rilevazioni dell’ONF – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, hanno subito negli ultimi 3 anni un crollo del -6% (-1,5% nel 2008, -2,5% nel 2009 e, in previsione, -2% nel 2010), con una riduzione di spesa di oltre 40 miliardi”.

E non contribuirà certamente ad un rilancio del Pil l’avvicinarsi delle festività natalizie, visto che nonostante le insistenti richieste delle associazioni dei consumatori il Governo ha deciso di non “avviare operazioni quali la detassazione delle tredicesime e l’anticipazione dei saldi che, almeno in occasione delle festivita’ natalizie, avrebbero potuto rilanciare la domanda di mercato e scongiurare il Natale ipercongelato alle porte. Secondo le stime dell’O.N.F., infatti, le spese legate ai soli consumi delle festivita’ di fine anno diminuiranno ulteriormente del -11%, rispetto al gia’ tragico andamento del 2009” che aveva fatto segnare un consistente -23%.

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