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L’Aquila: i parenti delle vittime chiedono le dimissioni di tecnici e politici

L’AQUILA – L’associazione “309 Martiri dell’Aquila” ha chiesto le dimissioni da ogni incarico pubblico dei componenti della Commissione grandi rischi, dei dirigenti della Protezione civile in Abruzzo, del Sindaco dell’Aquila, dei presidenti di Provincia e Regione.

I rappresentanti dei famigliari delle vittime rimproverano ai tecnici di aver sottovalutato il pericolo e agli amministratori di non aver saputo fare il loro dovere. La richiesta è stata avanzata nel corso di una conferenza stampa svoltasi ieri, venerdì 10 dicembre.
Per l’associazione, i tecnici negligenti sarebbero Altero Leone, Carlo Visca e Marinello Mastrogiuseppe della Protezione civile, oltre al presidente e ai membri della Commissione grandi rischi. Ieri mattina era inoltre prevista l’udienza preliminare per il processo che cerca di far luce sulle responsabilità della Commissione, riunitasi il 31 marzo 2009, 5 giorni prima del disastro. L’udienza è stata rinviata al 26 febbraio 2011, per un difetto di notifica ad uno dei sette indagati. L’accusa è che l’organismo tecnico non seppe valutare correttamente lo sciame sismico e fornì delle rassicurazioni fuorvianti, non consentendo così alla popolazione di mettere in atto delle misure precauzionali. Il reato contestato è omicidio colposo.

Ma i parenti dei “martiri” del terremoto puntano il dito anche contro il Sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, l’assessore comunale alla Protezione civile all’epoca del sisma, Roberto Riga, i presidenti di Provincia e Regione, Stefania Pezzopane e Gianni Chiodi e l’allora assessore regionale alla Protezione civile, Daniela Stati. In particolare, al Sindaco viene rimproverato il fatto di non aver riferito alla popolazione un’affermazione di Enzo Boschi. Lo stesso Cialente, pochi giorni fa a margine di un convegno a Onna (Aq), ha dichiarato che il presidente dell’Ingv, l’Istituto nazionale geofisica e vulcanologia, proprio durante la riunione incriminata del 31 marzo 2009, avrebbe detto: “Mettetevi in mente che non sarà oggi, non sarà domani ma un terremoto forte colpirà L’Aquila”. La frase non risulta trascritta nel verbale, ma sembra che Cialente, sentito come persone informata sui fatti, l’abbia riferita nella fase istruttoria sulla Commissione grandi rischi.

Le accuse dei cittadini aquilani hanno trovato eco nelle parole di Alfredo Rossini. “Quando c’è il terremoto la gente prende la valigia e se ne va da casa, in un prato, in un campo, insomma si allontana – ha detto il procuratore capo del capoluogo abruzzese al termine dell’udienza – Lo sanno, che questa è una zona sismica. Questi ragazzi (quelli della Casa dello studente, n.d.r.) se ne sarebbero andati, ne abbiamo le prove specifiche e le porteremo al processo, e non sarebbero morti”.
Gli indagati che a febbraio dovranno comparire dinanzi il giudice per l’udienza preliminare sono: Franco Barberi, presidente vicario della Commissione grandi rischi e ordinario di vulcanologia all’Università Roma Tre; Bernardo De Bernardinis, vice-capo del Settore tecnico operativo del Dipartimento nazionale di Protezione civile; Enzo Boschi, presidente dell’Ingv e ordinario di fisica terrestre a Bologna; Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti; Gian Michele Calvi, direttore della fondazione Eucentre; Mauro Dolce, direttore dell’ufficio Rischio sismico del Dipartimento di Protezione civile e ordinario di tecnica delle costruzioni all’Università Federico II di Napoli; Carlo Eva, ordinario di fisica terrestre all’Università di Genova.

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