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Ocse. La ripresa è a rischio

BRUXELLES – Debole. Modesta. E a rischio. Innanzitutto per i debiti sovrani. E’ la fotografia della ripresa scattata dall’ultimo rapporto dell’Ocse il cui indice registra un rialzo di 0,1 punti. E se la situazione resta invariata per l’Europa, per l’Italia il segno è negativo: -0,1 punti. Unico Paese per il quale, invece, si parla di espansione è la Russia (+0,7).

Le priorità? Per i Paesi europei il risanamento dei conti pubblici anche se questo potrebbe rallentare la ripresa. La questione è molto seria, spiega il capoeconomista dell’Organizzazione con sede a Parigi, Pier Carlo Padoan: i debiti sovrani “continueranno a crescere nei prossimi anni, raggiungendo livelli senza precedenti. E debiti così elevati vanno assolutamente ridotti, perché sono un ostacolo”.

Nel giorno che precede il vertice dei capi di Stato e di governo della UE in programma a Bruxelles giovedì e venerdì prossimi e che sarà decisivo per il via libera alla riforma della governance economica della zona euro nonché del Patto di stabilità e di crescita, l’Ocse sostiene che sarà “necessario un notevole sforzo di consolidamento, e in molti Paesi servirà una posizione di bilancio rigorosa per molti anni prima di poter tornare a livelli prudenti di debito”.

L’invito è quello di non annacquare la riforma del Patto Ue: ovvero una riduzione sostenuta per i Paesi con un debito superiore al 60%. Ma oltre il debito sovrano c’è la debolezza del sistema finanziario di Eurolandia.

Le banche, per esempio, hanno sottostimato “i rischi con dotazioni di capitale inadeguate e una gestione delle liquidità a volte carente”. Inoltre, nonostante gli aiuti pubblici, continuano a essere proprio l’anello debole della catena.

Per l’Ocse diventa quindi necessario definire e mettere in capo regole e standard più stringenti in linea con quanto stabilito da Basilea III. Questo perché l’attività delle banche è di importanza sistemica e “dovrebbe essere monitorata con maggiore attenzione”. Anche con stress test più severi e frequenti che in passato.

A livello fiscale, invece, l’Eurozona deve “aumentare la capacità di resistere a futuri choc” e “prepararsi ai futuri costi legati all’invecchiamento” della popolazione: previdenziali e sanitari.

Intanto, sul fronte della disoccupazione l’organizzazione ammette come sia stata molto forte in alcuni Paesi in deficit “dove gli squilibri economici e finanziari si stanno aggiustando” e che al momento si è stabilizzata “appena sotto il picco storico di metà anni ‘90”.

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