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Iran: vigilia di sangue durante festività sciita della Ashura

TEHERAN – Attentato suicida nel sud-est dell’Iran al confine con Pakistan e Afghanistan.

L’attentato si è verificato stamani alle 10:30 ora locale, le 8 italiane. Si è trattato di un duplice attentato suicida che ha provocato una vera e propria strage. I due uomini bomba erano stati individuati tra la folla, ma sono riusciti ad azionare i corpetti esplosivi, che indossavano, prima di essere bloccati. Uno è morto nell’attacco e l’altro è stato catturato dalla polizia dopo essere stato ferito. Il bilancio dell’attentato, per ora ancora provvisorio, è di almeno 50 morti e decine di feriti. Un bilancio destinato a salire per la gravità delle condizioni in cui vessano diversi feriti. L’attacco terroristico è stato portato contro la comunità sciita della città di Chabahar, nella provincia del Sistan-Belucistan. Colpita una processione nei pressi della moschea dedicata al martire sciita Imam Hussein.

Quando i terroristi sono entrati in azione, nella grande piazza antistante la moschea, il luogo sacro era affollato di fedeli. In questi giorni gli sciiti di tutto il mondo stanno festeggiando l’’Ashura’,  una ricorrenza che ricorda il martirio dell’Imam Hussein nipote del Profeta Maometto.  Si tratta di una delle festività più importanti del loro calendario religioso e che culminerà domani venerdì. L’attentato terroristico di oggi a Chabahar è stato rivendicato dai ribelli sunniti del ‘movimento insurrezionale Jundollah’, o ‘Esercito di Allah’.

Questi ribelli separatisti puntano all’indipendenza dell’intero territorio abitato dalla propria etnia, i beluci. Un territorio attualmente suddiviso tra Iran, Pakistan e Afghanistan. Negli ultimi cinque anni i miliziani di Jundullah si sono resi responsabili di numerosi attentati e rapimenti e anche uccisioni di agenti delle forze di sicurezza iraniana. In Iran, anche se il 90 per cento della popolazione è sciita, nelle regioni di confine è molto diffuso l’Islam sunnita. Proprio nella provincia del Sistan-Belucistan vive una forte comunità sunnita. Questo fa si che il sud-est  iraniano è sconvolto da forti tensioni etniche e religiose sfociate poi, negli anni, in uno scontro con il governo centrale inaspritosi negli ultimi mesi. Un inasprimento dovuto al fatto che lo scorso mese di maggio il leader del movimento, Abdolmalek Rigi è salito sul patibolo ed è stato giustiziato per impiccagione su ordine di Teheran. L’attentato di oggi è stato fortemente condannato dalla comunità internazionale. Il presidente americano, Barack Obama l’ha definito un atto sconsiderato e di codardia ed un offesa spregevole. Mentre il segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon l’ha definito un abominevole attacco terroristico. Nonostante le condanne il regime iraniano ha comunque accusato gli Stati Uniti di essere dietro all’attentato. Quella di accusare USA, come anche Gran Bretagna,  Israele e Pakistan, di sostenere i gruppo ribelli sunniti è nella consuetudine delle autorità iraniane. Paesi che si sono sempre dichiarati estranei e lo scorso mese di  novembre addirittura gli USA hanno inserito i ribelli del gruppo Jundullah nella lista nera delle organizzazioni terroristiche. Un’iniziativa vista con favore e grande soddisfazione dalle autorità di Teheran, ma che non è bastata a sopire le polemiche e le accuse.

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