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Costa D’Avorio. Lo sfruttamento coloniale è sempre più attuale

ABIDJAN – Ieri il volto vero di Alassane Ouattara si mostrato tra le strade di Abidjan dove i suoi sostenitori hanno affrontato in guerriglia urbana le forze di sicurezza fedeli a Laurent Gbagbo, il vincitore dichiarato delle presidenziali in Costa d’Avorio dalla Corte Costituzionale, l’organo supremo della legge ivoriana che deve  proclamare il vincitore.

11 morti o 18 secondo il portavoce di Ouattara, il presidente riconosciuto dalla Commissione Elettorale Indipendente, che servono a scatenare l’unico vero risultato delle elezioni, le più care della storia post-coloniale africana: la guerra civile. Francia e Belgio si sono affrettate a chiedere ai propri connazionali di evitare di uscire di casa e a chiedere il ritorno alla trattativa tra le parti, ignorando per l’ennesima volta l’errore cruciale commesso: aver riconosciuto valido il risultato della Commissione Elettorale Indipendente senza attendere il responso della Corte Costituzionale. L’obiettivo di tale mossa era di fare pressione per una decisione a favore di Ouattara dell’organo che era chiaramente orientato verso l’avversario, presidente uscente.

L’Occidente ha scelto il suo paladino e lui lo ha ripagata nella maniera peggiore: incitare i suoi seguaci alla rivolta in tutto il paese ed in particolare nel Nord dove ha la sua roccaforte elettorale. L’ex uomo del FMI e Banca Mondiale è un uomo politico senza scrupoli, sicuramente meno megalomene e riottoso del suo avversario, ma incurante di scatenare la piazza pur di raggiungere il suo scopo, ossia evitare alcuna concessione al presidente uscente ed alla sua cricca.

La vicenda delle elezioni presidenziali ivoriane è un caso manuale di ingerenza incompetente, ignorante e pressapochista delle diplomazie occidentali e dell’Onu nelle elezioni di un paese africano. La motivazione di tale scelta è una sola: l’affidabilità di Ouattara per gli investitori internazionali nel ricco paese africano. Il problema è che Ouattara è assetato di potere quasi quanto l’attuale presidente del consiglio italiano, per cui anche un poco di cadaveri sono funzionali a tale obiettivo. Tutto sulla pelle degli abitanti di un paese che era considerato il paradiso dell’Africa Occidentale. Ma anche allora a renderlo tale era un uomo, Félix Houphouët-Boigny, non meno assetato di potere e danaro (il suo patrimonio personale alla vigilia della morte era stimato tra i 7 e gli 11 miliardi di dollari).
Possibile che la comunità internazionale e le democrazie liberali occidentali non sappiano trovare leader politici diversi? Perchè la società civile africana retta da fortissimi vincoli di solidarietà è sistematicamente ignorata dalle strategie geopolitiche delle cancellerie ex-coloniali? Perchè gli investitori internazionali preferiscono due potenziali dittatori tra decine di candidati alle elezioni, alcuni dei quali chiara espressione democratica della società civile?
Lo sfruttamento coloniale dell’Africa è sempre più attuale; solo le forme sono cambiate. La procedura di suffraggio universale è il nuovo strumento coloniale: appoggiare alle elezioni colui che è ritenuto più funzionale agli interessi economico-politici dei “soliti” noti. Nessuno in Occidente sprecherà una lacrima sincera per decine di neri che si uccidono tra di loro per le strade.

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