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Costa D’Avorio sull’orlo della guerra civile

ABIDJAN – Cresce la tensione in Costa D’Avorio dopo gli scontri di ieri tra i sostenitori di Ouattara e le forze di sicurezza di Laurent Gbagbo.

La situazione nella capitale economica Abidjan è in pieno caos e l’aria che si respira è incandescente. Gli ex ribelli delle “Forces Nouvelles”, sostenitori di Ouattara e facenti capo Guillame Soro (leader delle forze e capo della guerra civile del 2002, poi primo ministro di Gbagbo dal 2007 grazie all’accordo di pace di Ouagadogou), nominato dal neoeletto presidente alla carica di primo ministro, hanno organizzato una marcia verso la sede della televisione statale RTI, presidiata dalle “Forces de defence et de securitè”, fedeli al presidente attaccato alla poltrona. Ricordiamo che Gbagbo ha rigettato il verdetto della Commissione elettorale che dava vincitore Ouattara; motivo: l’annullamento dei voti “illegittimi” della provincia del nord, a maggioranza musulmana, teatro negli ultimi anni di scontri interetnici  e nazionalistici innescati dalla narrativa sull’”Ivorianità”.
Le forze civili di Ouattara hanno scelto la sede statale della televisione proprio perché l’unica fonte di informazione del paese, controllata da Gbagbo. La marcia è stata subito bloccata da soldati, ancora fedeli a Gbagbo, e polizia, con lanci di lacrimogeni. La situazione è degenerata quando sono comparsi armi automatiche: è iniziata la sparatoria che ha subito ucciso quattro manifestanti. La difesa di Gbagbo ha subito militarizzato l’area, sigillando il perimetro della sede televisiva con carri armati, blindati, mitragliatrici, bazooka e mortai.

Le forze di difesa e sicurezza hanno poi deciso di intervenire nelle parti della città da cui partivano i manifestanti, tra cui l’hotel “Du Golf”, dove Ouattara ha stabilito la sua sede provvisoria, protetto da Ottocento caschi blu( della missione UNOCI). Qui sono morte altre sette persone in seguito agli scontri. Dopo  la manifestazione si è  sciolta, ma i manifestanti hanno intenzione di dirigersi verso la Primature, sede del Parlamento (di fatto “occupato” da Gbagbo) .Incerto il numero complessivo di morti che può variare tra i dieci e i trenta.
Altri scontri sono avvenuti a Tiebissou, quaranta Chilometri a Nord della capitale politica, Yamoussoukro. Qui una colonna di 4×4 delle Forces Nouvelles ha cercato di attraversare un checkpoint. Ne è nata una sparatoria molto violenta, durata diverse ore, che ha messo in fuga i residenti locali.

Cresce sempre di più l’apprensione in tutto il mondo per l’imminente rischio di guerra civile. Con due presidenti eletti, entrambi decisi a non mollare ed entrambi supportati da forze militari, la situazione si fa incandescente. Se Gbagbo è stato isolato dall’intera comunità internazionale, ad esclusione della Russia che ha posto il veto sulla risoluzione ONU per le sanzioni, Ouattara gode del riconoscimento  di ONU, UE, Unione Africana e Africa Occidentale. Ma le cose nei paesi Africani non sono mai univoche: se il rischio che si corre con Gbagbo è quello di riscivolare in una violenta guerra civile  su base etnica, che potrebbe accanirsi sulla persecuzione dei migranti burkinabè e in genere sulle regioni settentrionali del paese (da parte loro ben armate tuttavia), il rischio che invece si corre con Ouattara (data la sua carriera nel FMI e date le sue posizioni neoliberiste), anche se la sua figura è internazionalmente promossa come democratica e liberale,  è quello di svendere il paese ad interessi esteri (vedi i nuovi giacimenti petroliferi nel golfo di Guinea),avviando un nuovo processo di riforme liberiste mirate a deturpare il paese delle sue risorse.

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