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Costa D’Avorio: il Paese sprofonda verso la guerra civile

YAMOUSSOUKRO – Rischia di precipitare la situazione in Costa D’Avorio.

Gli incidenti sono sempre più frequenti e alimentano i timori di un aumento delle violenze. Si registrano sempre di più scontri tra i sostenitori dell’ex premier ivoriano, Alassane Ouattara e le forze di sicurezza fedeli al presidente uscente, Laurent Gbagbo. Dopo una crisi politico-militare durata un decennio e dopo una guerra civile scoppiata nel 2002 in seguito ad un fallito colpo di Stato, il Paese era finalmente ritornato al voto per eleggere il suo nuovo presidente.  Un voto già previsto per il 2005 , ma rinviato per ben sei volte. Purtroppo le cose non sono andate nel modo sperato e tra i due candidati alla presidenza è scoppiata la lotta al potere. Dopo il ballottaggio delle presidenziali, svoltosi lo scorso 28 novembre, Gbagbo, con il 51,45 per cento dei voti, è stato riconfermato presidente dal Consiglio costituzionale, unico organo competente a proclamare il vincitore, ribaltando il verdetto della Commissione elettorale nazionale che invece, aveva decretato la vittoria elettorale di Ouattara con il 54,1 per cento dei voti. I due però, si sono proclamati entrambi presidenti.

La comunità internazionale, compreso ONU, Unione Europea, Ue, e Unione Africana, Ua, ha però, riconosciuto Ouattara come presidente eletto. Da qui ne è nato uno stallo politico tra Gbagbo, che non intende cedere il potere, e Ouattara che invece, lo rivendica per diritto. Una situazione che potrebbe degenerare in una nuova guerra civile, come quella che scoppiò nel 2002 tra il nord e il sud del Paese africano e terminata dopo due anni di dure lotte con la divisione in due del Paese. Una divisione segnata da una linea del cessate il fuoco che divide simbolicamente la Costa d’Avorio. Il segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon si è detto estremamente preoccupato per il possibile degenerare delle violenze. Anche l’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune europea, Catherine Ashton, si è detta preoccupata per le violenze in Costa d’Avorio, e ha lanciato un appello alla calma a tutte le parti coinvolte. Il presidente francese Nicolas Sarkozy è stato invece, più fermo. “ Gbagbo deve farsi da parte”.

La Francia è l’ex potenza coloniale della Costa d’Avorio che nel 1960 ha ottenuto l’indipendenza. Dal 28 novembre Ouattara si è rifugiato nel ‘Golf Hotel’ ad Abidjan, capitale commerciale e capitale ‘de facto’ del Paese africano. Il posto è diventato il suo quartier generale, ed è protetto da almeno 800 caschi blu della missione ONUCI delle Nazioni Unite. Peacekeeper facenti parte dei 10mila dispiegati in tutto il Paese africano e di cui 4600 sono francesi.  Gbagbo invece, ha stabilito il suo quartier generale nella sede della Radiotelevisione ivoriana, RTI, che al momento è presidiata dalla Guardia Repubblicana fedele al presidente uscente. Dal braccio di ferro tra il presidente uscente e il candidato alla successione sono scaturiti diversi scontri tra uomini delle diverse fazioni contrapposte. Non si combatte però, soltanto ad Abidjan, dove negli ultimi giorni si registrano decine di morti e decine di feriti, ma ci sarebbero scontri armati tra truppe fedeli a Gbagbo e milizie della cosiddette ‘Forze Nuove’, gli ex ribelli islamici del Nord fedeli a Ouattara. Scontri che sarebbero scoppiati anche a Tiebissou, nel centro del Paese africano, una quarantina di chilometri a nord della capitale  politica del Paese africano, Yamoussoukro. I miliziani starebbero cercando di raggiungere Abidijan per dar man forte a Ouattara. Per l’ONU le violenze in Costa d’Avorio, degli ultimi giorni, hanno provocato almeno 50 morti e oltre 200 feriti. Uomini armati in tenuta militare rapiscono persone, spesso prelevandole di notte nelle loro case, e molte di esse vengono poi, ritrovate morte. E’ questa la denuncia fatta da Ginevra dall’Alto commissario per i diritti umani dell’ONU, Navi Pillay. Anche il Consiglio di sicurezza dell’ONU è intervenuto in merito ed ha messo in guardia i responsabili degli attacchi contro i civili avvertendo che coloro che si renderanno responsabili di attacchi contro i civili saranno portati davanti alla giustizia in base alle leggi di diritto internazionale. La situazione però, sta prendendo una brutta piega e rischia di precipitare. Sabato scorso il ministro per la Gioventù di Gbagbo, Charles Ble Goude, considerato il  più temuto luogotenente del presidente uscente, ha incitato i suoi sostenitori a tenersi pronti alla battaglia contro il rivale Ouattara. Sabato scorso ha lasciato dal Paese anche l’inviato dell’Ua, Jean Ping che nei giorni scorsi aveva cercato invano di mediare una soluzione alla crisi politica scoppiata nel Paese africano. Anche Ping ha chiesto al presidente uscente di lasciare il potere. Il fatto che la situazione degeneri lo si intuisce anche perché fino allo scorso sabato i caschi blu non erano rimasti coinvolti negli scontri in corso nel Paese.  Nella notte di sabato però, una pattuglia di caschi blu è stata assalita  a colpi d’arma da fuoco da uomini in divisa ad Abidjan. Per fortuna non ci sono state vittime, ma di certo rappresenta un grave segnale.

Nei giorni precedenti Gbagbo aveva accusato l’ONUCI di sostenere militarmente le forze che appoggiano il rivale Ouattara. Il segretario dell’ONU ha avvertito che: “Qualunque attacco contro le forze ONU sarà un attacco contro la comunità internazionale”. Come risposta Gbagbo, sabato scorso, ha chiesto che la missione dell’ONU lasci il Paese insieme alle forze militare francesi della missione Licorne composta da 900 soldati francesi e dislocata lungo la linea di demarcazione tra il nord e il sud della Costa D’Avorio. Da parte sua l’ONU ha respinto l’ultimatum di Gbabgo. Ban Ki-moon ha spiegato che la missione completerà il suo mandato in Costa d’Avorio, è scaduto oggi, e continuerà a vigilare e a documentare le violazioni dei diritti umani, l’incitamento all’odio e alla violenza o gli attacchi alle forze di pace. Mentre il ministro degli esteri francese, Michele Alliot-Marie  ha affermato che: “le truppe del contingente francese in Costa d’Avorio hanno il diritto di difendersi se vengono attaccate”. Alliot-Marie ha aggiunto che: “Gbagbo deve trattenere le sue truppe”. Proprio oggi il capo della missione ONUCI in Costa D’Avorio, Choi Young-Jin ha denunciato un incremento di atti ostili verso i caschi blu. Young Jin ha precisato che questi atti ostili sono da attribuire agli uomini di Gbagbo. Il responsabile della missione ONU ha denunciato anche atti intimidatori nei confronti del personale civile delle Nazioni Unite.

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