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Disoccupazione dilagante. Nuovo record del governo

ROMA – Su una cosa maggioranza e opposizione vanno certamente d’accordo. Il Governo che ci guida è il Governo dei record. Anche oggi l’Istat ci ha stupito senza neanche ricorrere agli effetti speciali ma con l’arida comunicazione del nuovo record del Governo.

Da quando esiste la rilevazione mensile del tasso di disoccupazione (nel 2004)  non si era mai registrato un valore così alto, 8,7 per cento nel mese di ottobre nella stima rivista al rialzo rispetto al precedente 8,6 con Cesare Damiano, capogruppo Pd in commissione Lavoro della Camera, che dichiara “La politica del ‘lasciar fare’ portata avanti dal governo Berlusconi ha fatto raggiungere un altro record al nostro Paese: l’Istat oggi certifica che la disoccupazione ha toccato un livello mai raggiunto dal 2004.
Adesso il ministro Sacconi ci risparmi interpretazioni surreali di questi dati e prenda atto, piuttosto, del fallimento del suo governo”
E nei dati sulla situazione del lavoro nel terzo trimestre 2010 diffusi oggi dall’Istat si può anche leggere che il numero degli occupati è diminuito di 176mila unità rispetto al terzo trimestre del 2009 e di 57mila rispetto al secondo 2010, arrivando a 22milioni e 811mila unità.

E la qualità del dato è la risultante di elementi che se espressi divengono ben più preoccupanti.
I dipendenti a tempo pieno sono calati di 355mila unità rispetto al terzo trimestre 2009, con un meno 349mila per i permanenti e meno 6mila per quelli a termine. Nello stesso periodo sono aumentati i dipendenti a tempo parziale di 109mila unità, 92mila permanenti e 17mila a termine, così come sono aumentati gli occupati indipendenti (più 40mila a tempo pieno e meno 15mila a tempo parziale) che sono arrivati a 5milioni 712 mila unità.
A fronte quindi di una qualità della occupazione che sembra ulteriormente peggiorare il fatto che aumenti ancora la percentuale degli scoraggiati, di coloro i quali il lavoro non lo cercano neanche più. La percentuale degli inattivi, che aumenta di un altro 0,6 rispetto al terzo trimestre 2009 è arrivata al 38,6 per cento complessivo nazionale, 27,3 per i maschi e 49,8 per le femmine, con il minimo tra i maschi del Nord Est che si fermano ad un comunque notevole 22,1 per cento ed il massimo, come purtroppo d’abitudine, tra le donne del Sud che fanno segnare un mozzafiato 64,5 per cento.
Nella dinamica di questo dato colpisce inoltre il più 1 per cento fatto segnare dai maschi del Nord e del Centro e, addirittura, il più 1,6 che hanno fatto segnare i maschi del Sud che sono arrivati al 35,2 per cento.
E resta sempre il dato sugli inattivi quello che segnala in maniera più evidente le differenze sia geografiche che di genere, con il peggiore dato maschile, il citato 35,2 del Sud, che risulta nettamente inferiore al miglior dato femminile, il 39,6 del Nord Est.

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