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Le modifiche al sistema universitario volute dalla Gelmini

Il cda come organo di decisione suprema, la figura del direttore generale, soppressione delle facoltà con pochi iscritti: questi ed altri sono i provvedimenti introdotti dalla riforma Gelmini che il 22 dicembre dovrebbe trovare il sì del Senato e diventare legge dello Stato

ROMA – La riforma Gelmini si avvia a diventare legge. In Senato infatti la maggioranza numericamente ha un argine che le consente di portare a casa un risultato positivo senza troppo penare. Come già dimostrato il 14 dicembre, giorno del voto sulla fiducia al Governo, l’aula di Palazzo Madama ha la possibilità di essere l’avanguardia della riscossa berlusconiana. Dopo aver neutralizzato Fini ed i suoi, infatti i senatori del Cavaliere possono licenziare un provvedimento fortemente voluto dal Popolo delle Libertà ma osteggiato con forza dagli studenti e dal mondo universitario in genere.

Ecco un elenco delle modifiche più rilevanti che verranno introdotte da questo provvedimento di legge:

Ricercatori e carriera accademica: saranno abolite le borse di studio post-dottorali ed entrerà in vigore una nuova normativa sulla docenza a contratto, con abolizione della possibilità di docenza gratuita se non per figure professionali di alto livello. Sarà possibile stipulare contratti a tempo determinato di 6 anni (3+3) al termine dei quali se il ricercatore sarà ritenuto valido dall’ateneo sarà confermato a tempo indeterminato come associato oppure terminerà il rapporto con l’università.

Gestione amministrativa dell’università: viene introdotta la figura del direttore generale, vero e proprio manager di ateneo. Dovrà essere adottato da ogni università un codice etico per la gestione trasparente delle risorse umane. I bilanci dovranno rispondere a criteri di maggiore trasparenza, in particolare debiti e crediti saranno resi più chiari nel bilanci, con possibile commissariamento per gli atenei in dissesto finanziario. Il consiglio di amministrazione (che non sarà elettivo e composto per il 40% di membri esterni) soppianterà il Senato accademico, trasformando sempre più l’università in una azienda. Sarà inoltre possibile che università vicine si fondano, anche in relazione a singoli settori di attività, per abbattere costi e aumentare la qualità di didattica e ricerca. Il rischio è quello di creare dei poli ad uso e consumo dei privati.
Facoltà: Al massimo ogni ateneo potrà ospitare 12 facoltà, con la conseguenza di costringere le università a tagliare quelle meno numerose.

Da ricercatore ad associato: 1.500 ricercatori all’anno per tre anni potranno diventare professori associati.

Valutazione degli atenei. Le risorse saranno trasferite agli atenei in base alla qualità della ricerca e della didattica, che saranno sottoposti a verifica da parte del Ministero.

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