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Costa D’Avorio. Gbagbo grida al complotto, Cedai minaccia intervento militare

ABIDJAN – Dopo che qualche giorno fa il Consiglio di Sicurezza dell’ONU aveva adottato all’unanimità una risoluzione che rinnova per atri sei mesi, cioè fino a fine Giugno, il mandato dell’ONUCI (la missione di Peacekeeping schierata il 4 Dicembre dalla Comunità Internazionale a protezione del neo eletto Presidente Ivoriano Alassane Ouattara), la Vigilia di Natale c’è stata una riunione decisiva tra i 15 paesi rappresentanti la CEDAO (comunità economica dei paesi dell’Africa occidentale) e Ouattara.

Dalla stessa è emersa ancora una volta la condanna unanime nei confronti di Gbagbo e l’ultimatum a lasciare il potere, assolutamente senza compromessi. La CEDAO ha minacciato altrimenti di fare uso “legittimo” della forza per costringerlo a riconoscere la sconfitta e lasciare la presidenza al legittimo vincitore.
Oggi ci sarà un incontro decisivo tra tre presidenti africani (Boni Yayi per il Benin, Pedro Pires per Capoverde ed Ernest Koroma per il Sierra Leone) e Gabgbo. Questo si profila come l’ultimo tentativo diplomatico per convincere il presidente uscente a lasciare. Un rifiuto di Gbagbo, oramai, potrebbe comportare l’intervento militare da parte della CEDAO.
Intanto Ouattara, che gode dell’appoggio incondizionato della quasi totalità della comunità internazionale, ha già nominato un nuovo ambasciatore a Parigi, che quest’ultima sembra intenzionata a riconoscere. Proprio in merito a ciò, in un’intervista al quotidiano francese “Le Monde”, Gbagbo non ha esitato a parlare di complotto franco-americano e di rischio di guerra civile. Il complotto, afferma, si sarebbe palesato nel momento in cui si era deciso, in occasione delle elezioni, il disarmo generale, anche da parte dei ribelli. Tale disarmo, a detta di Gbagbo, non sarebbe stato affettivo, ma anzi sarebbe stato utilizzato per sovvertire l’esito delle elezioni.
Mentre la diplomazia si schiera e si avvita su se stessa, si registrano pesanti migrazioni ivoriane verso la Liberia. Secondo il ministero dell’informazione Liberiano, quasi 14.000 ivoriani hanno attraversato la frontiera verso la Liberia, di cui almeno la metà sono minori.

Dall’inizio della crisi, 28 Novembre, giorno delle elezioni presidenziali, è la prima volta che Gbagbo riceve la minaccia di una operazione militare diretta, dopo che aveva ignorato ultimatum e sanzioni. Inoltre, i paesi dell’unione economica, hanno ugualmente minacciato di sottoporre a giustizia internazionale i responsabili delle morti nel paese. Infatti, afferma l’ONU, solo tra il 16 e il 21 Dicembre ci sono stati più di 170 morti, la maggior parte dei quali a causa dell’uso spropositato della forza da parte del fronte di Gbagbo.
Contestualmente Ouattara, dalla sede ad Abidjan nell’Hotel du Golf, ha fatto appello all’esercito regolare affinchè possa assicurare una missione repubblicana di protezione delle popolazioni dai miliziani e mercenari stranieri, che Gbagbo sta attirando attorno a se, al prezzo del sangue ivoriano.

Gbagbo intanto tiene ben strette le redini del potere controllando capillarmente mezzi di comunicazione e palazzi del potere.
E’ da notare in fine, che mentre l’amministrazione Obama spinge perchè Gbagbo riconosca la sua sconfitta, alcuni ex dell’amministrazione Clinton, Lanny Davis, capo consigliere dell’ex presidente Clinton, e Micheal Epsy, ex segretario all’agricoltura (che è ora un lobbista), stanno lavorando per Gbagbo, tentando di ristrutturarne e riproporne l’immagine internazionale. Epsy qualche giorno fa è anche apparso in televisione per conto di Gbagbo.
Tuttavia questa attività di lobbing non sembra per ora aver prodotto alcun risultato, almeno in superficie. Emblematico è che si tratti di due fedelissimi dell’amministrazione Clinton, durante la quale lo sciacallaggio sulle risorse africane fu evidente così come la superficialità con cui furono trattati disastri umani come il genocidio di un milione e mezzo di Rwandesi.
Qual è quindi il ruolo di questi lobbisti che lavorano trasversalmente tra contractors privati e pubblici (Pakistan, Costa D’avorio, Guinea Equatoriale, ecc.) e governi che cercano una certa rappresentantanza a Washington? Larry Davis oltre che a lavorare per Gbagbo lavora, tra gli altri, anche per Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, dittatore di vecchia data della Guinea Equatoriale.

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