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Pensioni. Novità da gennaio. Necessaria cultura previdenziale

ROMA – Un passo indietro dello Stato. Un passo avanti del cittadino. E’ tutta qui l’anima della riforma del sistema pensionistico presentata da Antonio Mastrapasqua, presidente dell’INPS. Lo Stato comincerà a spendere meno, stimati 38 miliardi nel prossimo decennio, ma i cittadini avranno nelle loro mani il futuro pensionistico.

Dopo Amato, Dini, Prodi, Maroni, Prodi, Damiano, Sacconi-Tremonti, e con questi un ventennio di tentativi, ecco che dal prossimo mese di gennaio andrà a regime un nuovo sistema pensionistico che ha da subito un primo effetto: quello di responsabilizzare i cittadini nella costruzione del proprio salvadanaio. L’assegno infatti sarà calcolato sui contributi effettivamente versati durante la vita lavorativa.

Vediamo le novità: dal 2011 partono le finestre mobili e scatta un nuovo scalino con il passaggio alla “quota 96” data dalla somma tra età anagrafica ed età contributiva. Gli effetti: “Già nel 2011 saranno consistenti . Le finestre mobili”, spiega il presidente dell’INPS, “di fatto, spostano in avanti il momento del pensionamento di dodici mesi per i dipendenti e di diciotto per gli autonomi. Poi c’è il nuovo scalino”, aggiunge Mastrapasqua, “per i lavoratori dipendenti a “quota 96” che sale a “quota 97” per gli autonomi”. Nel 2013, poi, insieme all’ultimo scalino, ci sarà l’adeguamento dei coefficienti di trasformazione e dal 2015 scatterà il collegamento automatico con l’aspettativa di vita.

Il punto debole del nuovo sistema, che indubbiamente lascia maggiore spazio d’azione e libertà di scelta, è tuttavia insito nei rischi che questa prospettiva apre. Soprattutto nella capacità di gestione di questi rischi. Il primo elemento con cui fare i conti è infatti il disorientamento dei cittadini. Mastrapasqua ammette che è mancato l’impegno informativo che sarebbe stato necessario.

E’ ora quindi di colmare le lacune. A partire dallo sforzo di raggiungere quella consapevolezza che sarà determinante per salvaguardare il salvadanaio del proprio futuro. “In Italia”, sottolinea Mastrapasqua, non si è ancora formata una cultura previdenziale”. Semplicemente perché non è mai servita prima. Ma per i giovani che andranno in pensione con il nuovo sistema contributivo sarà essenziale possedere la consapevolezza di quanto avranno messo da parte. Da integrare con la pensione complementare, da oggi sempre più importante. Per questo, afferma Mastrapasqua, “l’estratto conto Inps va curato come i risparmi in banca”.

Ma, se è vero che mettere in condizione i cittadini di agire con maggiori spazi di manovra e con maggiore responsabilità fa parte di uno Stato adulto, è anche vero che non possiamo dimenticare fronti sui quali è urgente l’intervento dello Stato: a partire dal lavoro nero. Che con all’evasione fiscale costituiscono le due gambe sulle quali una importante riforma di sistema come quella pensionistica non può camminare.

A confermarlo lo stesso presidente dell’INPS intervistato dal Corriere della Sera: “Quest’anno abbiamo scoperto, e dunque fatto emergere, circa 70 mila lavoratori completamente sconosciuti al fisco e al sistema previdenziale. Per il 2011 l’obiettivo è ambizioso, puntiamo a scovare altri 100mila lavoratori, ma è una battaglia prioritaria, perché il lavoro nero è, insieme all’evasione fiscale, la vera piaga del Paese”.

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