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Corsi fantasma a Pompei: frode da 700 mila euro all’erario

POMPEI (NAPOLI) – ‘Corsi fantasma’ finanziati dalla Soprintendenza degli Scavi di Pompei.

La frode è stata scoperta, dopo accurate indagini, dagli agenti delle Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Napoli. Indagini  condotte per conto della Procura della Repubblica di Torre Annunziata (NA) retta dal Procuratore capo, Diego Marmo. In seguito all’accertamento il gip del tribunale di Napoli ha disposto il sequestro di beni intestati a Luigi Crimaco, ex dirigente della soprintendenza di Pompei, ritenuto responsabile della truffa. Sono stati apposti i sigilli a beni immobili a lui intestati nel napoletano, a Pozzuoli e a Mugnano, e anche nella provincia di Terni. Il sequestro di beni è stato per il valore corrispondente al danno erariale causato. Un danno stimato in circa 700mila euro. E’ questo il danno che la frode ha comportato per le casse dello stato. Si trattavano di fatto, secondo quanto accertato dai finanzieri, di finti corsi di aggiornamento, in quanto mai tenuti ed esistenti solo sulla carta. Corsi ‘seguiti’ però, da 256 dipendenti della Soprintendenza archeologica pompeiana.

 

Le Fiamme Gialle hanno riscontrato che si trattava di corsi senza docenti e svolti negli orari di servizio dei lavoratori. Persino svolti durante i turni notturni e nei giorni festivi. Inoltre i test valutativi di fine corso, eseguiti dai ‘corsisti’, non sono mai stati corretti e valutati. Queste alcune delle anomalie più eclatanti emerse dalle indagini. I finanzieri, proprio in relazione a questa inchiesta, avevano notificato lo scorso 17 novembre avvisi di chiusura indagine ad 256 persone, tra cui lo stesso Crimaco. In effetti il sistema escogitato è servito a pagare arretrati, per ore di straordinario effettuati dal personale degli scavi negli anni 1988-1996. Emolumenti però, non più dovuti in quanto prescritti dopo dieci anni. Però, secondo quanto accertato dai finanzieri, dopo aver raggiunto un accordo con i sindacati che minacciavano scioperi, l’allora dirigente della soprintendenza di Pompei, Luigi Crimaco autorizzò il 22 aprile del 2006 lo svolgimento di corsi di formazione che di fatto altro non erano che un espediente per pagare le somme di denaro non più dovute. I corsi vennero predisposti, ma solo sulla carta. sempre secondo quanto accertato dai finanzieri, ad avvalorare la tesi dell’accusa il fatto che i corsi erano personalizzati, nel senso che la loro durata corrispondeva esattamente all’ammontare di ore di straordinario rivendicate da ogni singolo lavoratore.

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