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Fiat. Nuovo contratto per Pomigliano e la Fiom annuncia sciopero di 8 ore

ROMA – Un contratto firmato e uno sciopero annunciato. La partita che si sta giocando sul futuro della Fiat, come era nelle attese della vigilia, fa segnare un passo avanti verso il successo della ‘rivoluzione’ di Marchionne ma torna ad alimentare la conflittualità nelle fabbriche italiane.

Mentre nella sede romana del Lingotto la trattativa tra azienda e sindacati, esclusa la Fiom, porta alla sigla del nuovo contratto per i lavoratori dello stabilimento campano, il comitato centrale delle tute blu della Cgil accoglie la proposta del leader Maurizio Landini, proclamando 8 ore di sciopero nell’intero comparto metalmeccanico per il 28 gennaio. La mobilitazione, spiega il segretario generale della Fiom, è la risposta ad un «attacco senza precedenti ai diritti e alla democrazia». Le tute blu della Cgil, scandisce, «non si cancellano con le minacce» e la Fiat «sta sbagliando, perchè senza il consenso non si governano le imprese». Parole ferme, che ribadiscono tutta la contrarietà rispetto ad un progetto che, secondo la Fiom, colpisce i lavoratori prima ancora che un sindacato. Landini, quindi, si rivolge al Pd e, in particolare, a quegli esponenti democratici che hanno invitato gli operai di Mirafiori a votare sì al referendum: «provate a mettervi nei panni di un lavoratore che guadagna 1.300 euro al mese». E, ancora: prima di parlare, «fate lo sforzo di mettervi nei suoi panni e andare nella catena di montaggio». Altrettanto caldo, ovviamente, il tema della rappresentanza. «Fim e Uilm stanno diventando sindacati aziendali, sarebbe utile che si fermassero perchè stanno cancellando con le loro mani la loro storia e il loro futuro», evidenzia Landini, che aggiunge come gli accordi di Pomigliano e Mirafiori siano anche «un pugno in faccia a Confindustria e Federmeccanica».

Il segretario generale assicura che la Fiom è unita, nonostante le 29 astensioni che si sono registrate a fronte dei 102 sì alla proposta di sciopero. Ma dalla minoranza cresce la richiesta di una inversione di rotta: Fausto Durante, che guida la componente più vicina alla segreteria Cgil, sostiene che servirebbe «una battaglia politica forte per il no al referendum, ma con la disponibilità ad accettare un eventuale esito favorevole all’accordo, con una ‘firma tecnica’ che permetta alla Fiom di entrare nelle rappresentanze aziendali e continuare il suo impegno all’interno dello stabilimento». Proprio la nuova rappresentanza, quella che esclude la Fiom, ha prodotto oggi un accordo, per il nuovo contratto per lo stabilimento di Pomigliano, che è destinato a fare da apripista anche per Mirafiori e, in prospettiva, per altre realtà industriali, dentro e fuori la Fiat. Il contratto, che sblocca definitivamente i 700 milioni di euro di investimento previsti da Marchionne, riguarda i 4.600 dipendenti di Pomigliano d’Arco che nel 2011 saranno riassunti dalla newco, costituita ad hoc per gestire lo stabilimento campano cui è destinata la produzione della Panda. L’incremento salariale medio è stimato nell’ordine di 360 euro lordi l’anno a regime, ovvero 30 euro lordi al mese. Tra le novità, anche un diverso inquadramento dei lavoratori, che prevede nuove fasce intermedie allo scopo di agevolare l’avanzamento professionale, e un aumento dei minimi tabellari. Nell’analisi del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ci sono tutti e due gli elementi che emergono con chiarezza in questa accelerazione di fine anno: da una parte i passi in avanti del progetto ‘Fabbrica Italià, dall’altra il rischio di un isolamento, forse irreversibile, della Fiom. L’accordo di oggi «nasce da esigenze pratiche e non da disegni ideologici», ma, osserva, «ben venga tuttavia un’utile discontinuità nel sistema di relazioni industriali, soprattutto là dove il vecchio impianto politico-culturale fondato sull’inesorabile conflitto sociale ha prodotto bassi salari e bassa produttività».

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