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Il WWF boccia l’Italia per le politiche ambientaliste fallimentari

Nell’anno della biodiversità non è stato rispettato il protocollo di Kyoto

ROMA – Presentato dal WWF il bilancio ambientale dell’anno italiano in procinto di chiusura. Netta la bocciatura da parte dell’associazione ambientalista.
Il rendiconto reso noto nella giornata di oggi, è una sintesi dei 365 giorni, quasi conclusi, in Italia, dove è emerso il dato inquietante, garanzia di una flessione negativa causata dalle politiche fallimentari, questioni territoriali ancora aperte e una mancanza di prospettive per il 2011 e per gli anni futuri. Fattori questi che destano la preoccupazione del WWF e  fanno pendere negativamente l’ago della bilancia.
La questione ambientale sembra scissa dal contesto generale e fortemente indebolita per una significativa difficoltà amministrativa e gestionale. Il  primo problema da prendere in considerazione deve ricondursi alla strategia di sostenibilità, all’interno dei vari ambiti d’azione del Governo, capace di dare integrità a tutte le politiche in tema. Soprattutto se si evidenzia, come aggravante, il ritardo accumulato nel settore delle politiche energetiche, dove l’Italia rimane il paese più arretrato a livello comunicatorio nel raggiungimento degli obiettivi guida del protocollo di Kyoto.

Se si da per conclusiva la scelta per il nucleare –si evince nel bilancio- si disincentiva ogni forma di crescita di energie alternative e di azioni tese al risparmio e all’efficienza energetica.
Non si fa cosi alcun passo avanti,  specie sul fronte del territorio che vede crescere in maniera incontrollata il fattore urbano, parallelamente al rischio idrologico e a una grave crisi dei parchi, “salvati in extremis – precisa il wwf – da un intervento in finanziaria, e una virulenta ripresa delle lobby venatorie che hanno trovato soprattutto nel contesto regionale un’incomprensibile sponda alle loro richieste”.
Molto grave il declassamento del parco nazionale dello Stelvio. Il Consiglio dei Ministri del 22 dicembre ha approvato, un decreto legislativo che modifica la disciplina del Parco. Lo si trasformerà da nazionale in interregionale, la gestione sarà affidata alle Province autonome di Trento e Bolzano ed alla Regione Lombardia, razionalizzando le strutture amministrative e mantenendo la configurazione unitaria.
Sulle politiche di conservazione del 2010, si annota il grave caso, nato già nel 1935, che rischia di diventare un  precedente a livello nazionale, in grado di squilibrare i rapporti tra Stato, Regioni e enti locali.
“La situazione – si legge nel comunicato dell’associazione- appare poi aggravata dalle linee di sviluppo delle opere infrastrutturali che, sebbene fortemente rallentate per la carenza economica sottovalutata dal Governo, rafforzeranno il comparto stradale e quindi non saranno utili alla diminuzione di gas serra provenienti dal settore dei trasporti”.

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