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Polito se ne va dal “Riformista”, il quotidiano di destra che si spaccia di sinistra

Luigi Pintor asseriva che non c’è peggior governo di uno di sinistra che attua una politica di destra. Parafrasandolo, potremmo dire la stessa cosa si un giornale di destra che si spaccia di sinistra. La triste storia di un foglio intitolato “Il Riformista”, geniale trovata di Claudio Velardi, già spin doctor del governo di Baffino (quello di cui l’avvocato di affari Guido Rossi diceva che aveva trasformato Palazzo Chigi in una “merchant bank”) con l’intento di farne il centro propulsore di una “sinistra riformista” contro i Cofferati e i Bertinotti, si sta in questi giorni finalmente liquefacendo con la cacciata del suo direttore Ennio Polito, quello anche lui con i baffetti, aria e possanza “old style”, grande interprete del giornalismo alla Vespa.

Lui ne è rammaricato e dice di essere stato “tolto di mezzo”. Ma davvero? «Beh, non è un segreto che c`è una trattativa in fase avanzata per acquistare il giornale… e se il sottoscritto, che un poco ingombrante è, essendo non solo il direttore della testata, ma anche uno dei fondatori, si toglie di mezzo… come dire? La trattativa, forse, ne trae vantaggio in termini di rapidità».

Polito parla di un quotidiano che, secondo dati di diffusione nelle edicole italiane, vendeva circa 1.850 copie al giorno. Secondo l’editore molte di più ma non dice quante (forse 3.000?). E che, nonostante questa incredibile non diffusione, si pappava dallo Stato oltre due milioni di euro all’anno! In altri termini, noi tutti pagavamo una copia di questo giornale la bellezza di 1.000 euro! La Presidenza del Consiglio dei ministri ha deciso di sospendere il finanziamento ma per un’altra ragione. “Il Riformista” aveva ideato un trucchetto per continuare a poppare la provvida mammella statale. Dato che la legge prevede che un editore possa essere beneficiario di un solo finanziamento pubblico e la creatura di Polito era di proprietà dell’imprenditore sanitario Angelucci (che edita già il più redditizio “Libero”), la testata era stata “affittata” a una rivistina intitolata “Le ragioni del socialismo”, semiclandestino organo di un attempato dirigente del Pci, Emanuele Macaluso, a suo tempo leader dell’area migliorista (quella cui apparteneva l’attuale Capo dello Stato), in modo tale che si potesse continuare a intascare gli oltre due milioni di euro statali. Insomma, la solita trovata all’italiana per mantenere in vita un quotidiano che nessuno – o quasi – decide di acquistare in edicola.

Finita la pappatoria, perché lo Stato ha scoperto l’insulso trucchetto ed anzi l’Agcom ha prospettato un accordo elusivo fra l’editore di fatto e quello formale, ora gli Angelucci si sono decisi a vendere l’ingombrante peso editoriale, che fra l’altro ha accumulato ingenti debiti. Gli acquirenti che si sono fatti avanti sono lo stesso Macaluso e Gianni Cervetti (ex dirigente sempre del Pci, entrambi ampiamente ottuagenari e quindi con un futuro luminoso). Insomma, dopo che lo Stato ha buttato per anni soldi con i finanziamenti ad un giornale nato decotto, ora i furbetti dell’edicola tornano alla carica, ma senza più i loro originari capi: Claudio Velardi (che passò il grisbi ad Angelucci incassando 8 milioni di euro) e l’afflitto Ennio Polito, veri specialisti della lotta all’antiberlusconismo radicale. Grazie a loro, a D’Alema e Veltroni, il magnate di Arcore dorme sonni tranquilli. Finché ci sono loro, la sinistra italiana perderà sempre. E giornali come “Il Riformista” tireranno 2.000 copie. Insomma, la sinistra che vince.

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