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Fiat. Via al doppio titolo. Marchionne su Mirafiori: se vince il no, nessun investimento

MILANO – Buona la prima. Le due nuove matricole Fiat, Auto e lo spin-off Industrial, messe insieme trattavano con un +3% rispetto ai 15,43 euro dell’ultima chiusura. Prosegue dunque con successo il primo giorno di quotazione dopo un primo stop per eccesso di volatilità.

Il primo prezzo era previsto per le 9. Ma l’Amministratore Delegato di Fiat Auto, Sergio Marchionne, è arrivato in Piazza Affari intorno alle 8.30 per la cerimonia di prima quotazione di Fiat Industrial. A fare da cornice, i veicoli Iveco, New Holland e CNH.

Per Marchionne, quello odierno è un punto di arrivo e di partenza insieme: “Abbiamo il dovere di stare al passo con i tempi e di valorizzare tutte le nostre attività. Di fronte alle grandi trasformazioni in atto nel mercato non potevamo più continuare a tenere insieme settori che non hanno nessuna caratteristica economica e industriale in comune. Questo è un momento molto importante per la Fiat, perché rappresenta allo stesso tempo un punto di arrivo e un punto di partenza”.

Così l’operazione di scissione consentirà a ciascuna delle due nuove realtà di restare focalizzate sul proprio business “con obiettivi chiaramente identificati e riconoscibili dal mercato” e con la possibilità di “dimostrare appieno il valore che altrimenti rischierebbe di rimanere in parte inespresso”.

Intanto però sul futuro della Fiat pesano i nodi sindacali, in primis il referendum sull’accordo a Mirafiori. Dopo Pomigliano, la Fiom si oppone anche a questo accordo. Sottolinea il top manager italo-canadese: “La Fiat è capace di produrre vetture con o senza la Fiom”, aggiungendo che se al referendum dello stabilimento torinese “vince il no con il 51% la Fiat non farà l’investimento”.

Un affondo in linea con la necessità di sicurezze che l’azienda chiede per mettere in atto gli investimenti previsti. “La Fiat”, ha proseguito Marchionne, “ha bisogno di libertà gestionale. Fiat non può continuare ad essere condizionata da accordi che non hanno più senso”. Che poi ha precisato: “Se il referendum di Mirafiori raggiungerà il 51% dei sì andremo avanti con il nostro progetto: la gente si deve impegnare a fare le cose”, ha aggiunto.

Lo stesso Marchionne, a margine della quotazione di Fiat industrial ha detto che Fiat potrebbe salire al 51% di Chrysler se la casa automobilistica statunitense dovesse quotarsi già nel 2011: “È possibile ma non probabile che si salga sopra il 50% se Chrysler decide di andare sul marcato nel 2011. E al momento non è pianificata alcuna fusione tra Fiat e Chrysler.

E se il manager abruzzese trova offensivo chiedere dettagli sul piano Industriale, plaude al Governo e al suo approccio liberale: “Ho trovato molto incoraggiante l’atteggiamento del governo, che ci ha dato tutto l’appoggio necessario per portare avanti il discorso riconoscendo in quello che sta facendo Fiat una cosa buona per il Paese”.

Non è mancato infine l’accenno a Confindustria: “L’uscita della Fiat dall’associazione degli industriali? La vedo come possibile, ma non probabile. Fiat non può continuare ad essere condizionata”.

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