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ABIDJAN – Mentre l’ennessima missione africana (4 ministri tra cui il primo ministro keniota Odinga) cerca un compromesso politico alla crisi ivoriana senza finora alcun visibile risultato, si sussegono episodi di violenza da entrambe le fazioni ed e’ iniziato l’esodo degli abitanti delle parti piu’ calde del paese.

E come sempre si assiste al balletto delle cifre 18000 secondo osservatori 22000 secondo l’agenzia Onu per i rifugiati (UNCHR). In questi contesti caotici solo un ragionare con il cuore puo’ permettere di capire cosa accade e cosa si puo’ fare. Poiche’ non e’ in atto alcun conflitto armato ma solo sparatorie isolate e regolamenti di conti mascherati dal conflitto tra i due candidati vincitori, chi lascia i villaggi e’ generalmente gente priva di forme sufficienti di sostentamento in loco alla ricerca di aiuti gratuiti. La notizia dei camion alimentari dell’UNCHR e’ un formidabile incentivo alla fuga e difatti subito le misure di protezione dei fuggitivi si rivelano insufficenti rispetto alla domanda in arrivo. Ed ecco che allora le argute menti dell’UNCHR cosa fanno? Chiedono piu’ aiuti. Una seria e responsabile politica d’accoglienza dovrebbe invece prevenire, ossia inviare gruppi di sostegno e di mediazione culturale nelle aree di provenienza dei fuggiaschi per evitare il crescere del fenomeno. Ma non vi sono solo i denutriti ed i poveri a fuggire, ma anche tutti i trafficanti di merci dell’aiuto internazionale che sfruttando la baraonda si appropriano facilmente di derrate alimentari e beni di prima necessita’ per rifornire le loro botteghe. E per chiarezza esse sono alla luce del sole: ad esempio a Nouakchott basta andare al mercato di Sebkha per vedere sacchi delle cooperazioni di tutto il mondo accatastati e chiusi davanti alle botteghe pronti per essere messi in vendita al prezzo di mercato, raramente con qualche piccolo sconto perche’ la qualita’ della merce e’ ritenuta alta (mentre spesso e’ il contrario). Ovviamente tutto questo viene taciuto perche’ altrimenti si scopre il business degli esodi di massa gonfiati ad arte da tutti gli attori del sistema: chi le causa, chi le subisce, chi le gestisce, chi le aiuta, chi le ospita.

Tornando alla situazione ivoriana, c’e’ da osservare con sgomento all’immobilismo del principale responsabile della crisi: la Francia. La quale ha voluto appoggiare l’uomo che le ha promesso la revisione di tutti i contratti di sfruttamento delle risorse naturali del paese a favore del ex colonialista, invece di guardare alla florida e fervente societa’ civile. E cosi’ a regalato all’istrionico e megalomene Gbagbo la patente di difensore degli interessi nazionali e di dare anche legittimita’ all’accusa di essere un ivoriano a meta’ perche’ d’origini boukinabe’. Ed ora tutto e’ straordinariamente complicato: nessuno cedera’ senza un colossale guiderdone. E chi paghera’? Un suggerimento: la famiglia Sarkozy.

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