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Giudici di pace: due settimane di sciopero

In vista della presentazione in Cdm del provvedimento di riforma della magistratura onoraria il sindacato dei giudici di pace ha proclamato due settimane di sciopero. Solidarietà dall’Oua, critiche dal Governo

ROMA – Dopo aver incassato il 14 dicembre la fiducia dal Parlamento per un pugno di voti, il Governo si trova a dover fronteggiare il malessere diffuso dei cittadini italiani. Agli operai che salgono sui tetti, ai ricercatori ed agli studenti che scendono in piazza, ai poliziotti che organizzano sit-in di fronte alla villa di Arcore si aggiunge lo sciopero di due settimane indetto dalla Unagipa, l’Unione Nazionale dei giudici di pace.
Dal 17 al 28 gennaio, infatti, incroceranno le braccia per protestare contro il disegno di legge che prevede la riforma della magistratura, ormai prossimo alla presentazione in Consiglio dei Ministri, come chiesto dal Presidente del Consiglio. Questo provvedimento è oggetto di contestazione da oltre un anno, tanto che fu indetto dall’Unagipa uno sciopero dal 14 al 18 dicembre 2009, con l’obiettivo, poi ottenuto, di far desistere il Ministro Alfano ed il sottosegretario Caliendo dal presentare il ddl in Consiglio dei Ministri. Il periodo natalizio, però, sembra essere gradito al Governo per provare ad avviare questa riforma, così ecco che a distanza di un anno i giudici di pace sono costretti nuovamente a ricorrere allo sciopero per tentare di bloccare un testo rimasto praticamente identico.

La nota dell’Unagipa
«Nonostante gli incontri e le assicurazioni avuti con il ministro Alfano durante l’anno 2010 – si legge in una nota del sindacato – lo stesso Guardasigilli ha proposto al Consiglio dei Ministri (convocato per il 30 novembre 2010 e poi rinviato all’ultimo momento) un disegno di legge sulla riforma della magistratura onoraria quasi identico a quello già elaborato dal Ministero della Giustizia nel dicembre del 2009 e ritirato dopo gli scioperi indetti dall’Unione a dicembre 2009 e gennaio 2010». Questo provvedimento «peggiora la condizione dei giudici di pace» perché non solo «non assicura la continuità del rapporto» e «non prevede nessuna forma di copertura previdenziale e assistenziale», ma «mina l’autonomia dei giudici di pace, sottoposti alla direzione del giudice di appello, previa soppressione dei coordinatori» e «preannuncia una sensibile riduzione delle indennità». Soprattutto è oggetto di contestazione «la proroga dei termini in scadenza al 31 marzo 2011, escludendo i colleghi il cui terzo mandato scade durante l’anno 2011».

Le reazioni
Solidarietà alla protesta dei giudici di pace è stata espressa da Maurizio De Tilla, presidente dell’Organismo di rappresentanza politica dell’avvocatura, Oua. Attendiamo «ancora una convocazione per quanto riguarda le molte proposte avanzate in questi ultimi mesi dall’Oua: riforma della magistratura onoraria, razionalizzazione della macchina giudiziaria (tempi certi e celeri dei processi), mediaconciliazione obbligatoria, smaltimento del pendente giudiziario. Ora assistiamo al previsto e giustificato sciopero dei giudici di pace, una figura che fa parte di un settore (giudici di pace, got, goa, etc.) che nel panorama della giurisdizione del nostro paese conta circa 10.000 giudici onorari, ai quali sono affidati un milione e cinquecentomila processi civili e penali. Numero che si incrementerà per effetto della riforma del processo che eleva la competenza per valore e per materia del giudice di pace (che è giudice di diritto e marginalmente di equità). L’impegno dei giudici laici (od onorari) non è più, quindi, un’emergenza o una soluzione temporanea della giurisdizione». L’Oua, conclude De Tilla «ritiene che la magistratura laica (od onoraria) dovrà essere regolata in maniera uniforme, dovrà essere dotata di rigore e selezione nell’accesso, parità di ruoli, dignità, adeguato trattamento retributivo e previdenziale, sistema di incompatibilità che ne garantisca l’autonomia e l’indipendenza, formazione adeguata, efficienti strutture organizzative e logistiche».

Il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, commentando la decisione di entrare in sciopero dell’Unagipa, ha sottolineato come è «ovvio che in sede di conversione del decreto legge la proroga dei giudici di pace sarà fino a dicembre 2011». Secondo Caliendo lo sciopero di due settimane proclamato dalla categoria è «pretestuoso» perché «nel decreto legge non si poteva mettere la data di dicembre ma è naturale, come è già avvenuto in passato, che sarebbero stati prorogati di un anno». Quanto infine al ddl di riforma dei giudici di pace, si tratta di un testo messo a punto al Ministero da oltre un anno che si pensava di presentare tra le misure di riforma della giustizia preannunciate dal premier Berlusconi tra novembre e dicembre scorso. Non se ne è fatto più nulla in vista del voto di fiducia al governo».

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