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Fiat. Appello dell’Anpi: “trovare soluzioni concertate”

ROMA – L’Anpi lancia un appello alla Fiat per ricordare i valori democratici libertà, pace ed eguaglianza, incisi nella costituzione italiana, dopo la resistenza al fascismo, in quel periodo dove la parola speranza di una storia umana vera aveva ancora un senso.

L’appello ricorda ai signori della Fiat “l’inalienabilità del diritto per tutti ad un lavoro dignitoso, fondamento primo della Repubblica”.
Pubblichiamo qui sotto il testo integrale diffuso il 5 gennaio.
“L’ANPI, custode dei valori di libertà, pace ed eguaglianza che hanno mosso
l’agire coraggioso e responsabile degli antifascisti, dei partigiani e da ultimo dei padri costituenti, non può che ribadire con forza e determinazione l’inalienabilità del diritto per tutti ad un lavoro dignitoso e civile, fondamento primo della nostra Repubblica.

La Costituzione, in questo senso, fornisce un dettato chiaro e non manipolabile: condizioni di lavoro rispettose della dignità personale e delle esigenze materiali dell’individuo, libera rappresentanza sindacale.
Questi sono i principi che devono guidare l’agire di coloro che in questi giorni hanno la responsabilità di decidere il futuro di migliaia di lavoratori: governo, FIAT, forze sindacali. Ogni passo che tenda a sovvertirli rischia di sovvertire lo stesso impianto democratico del Paese, che ad oggi ha sempre garantito stabilità e civile convivenza.
L’ANPI fa quindi appello affinché sia massimo lo sforzo per trovare soluzioni ampiamente concertate e affinché il necessario sviluppo economico non sia in nessun caso disgiunto dalle regole e dai diritti”.
Sembra che il testo sia chiaro, e dovrebbe essere chiaro soprattutto a chi governa il paese Italia, e dovrebbe essere chiaro a chi ha fatto della concertazione sindacale un modo per svendere esseri umani ai nuovi schiavisti emersi dalla parola magica “globalizzazione” la quale ha accecato per decenni i paesi capitalistici, vale a dire tutto il pianeta.

I sindacati nati dalle lotte per poter lavorare in condizioni umane si sono trasformati, e si stanno trasformando in cani da guardia dei capitalisti diventando anche loro delle potenze economiche impegnate nel campo della gestione delle pensioni assicurative. Ora questi cani da guardia non servono più ai padroni che infatti vogliono i contratti individuali con i lavoratori spogliandoli così dei diritti più elementari.
I lavoratori dipendenti con la solita cecità che contraddistingue i depressi, non hanno voluto o potuto dare un vero volto a queste maschere panciute sedute sulla loro vita, che via via negli anni li hanno tenuti al guinzaglio e poi abbondonati come si abbandonano i cani nelle stagioni estive. E tutto per puro tornaconto personale. I lavoratori non si sono resi conto che ad ogni contratto perdevano potere di acquisto e quindi dignità. Si dignità umana perché ad un essere umano quando non gli si da il dovuto gli si dice che non vale niente, che è solo merce di scarto tenuto in fabbrica per carità cristiana.
E ora ,che questa ‘carità cristiana’ è finita,  ai lavoratori che hanno creduto a coloro che li doveva tutelare, abbassando così lo sguardo di fronte alla violenza e alla arroganza di manager ectoplasmi della globalizzazione, ora non rimane più nulla, neppure un padrone con il quale incazzarsi.
Forse tutti noi ci dobbiamo ricordare che quando ci sentiamo oppressi da qualcuno che limita le nostre vite, dobbiamo trovare al forza dentro di noi per ribellarci, perché la storia o ce la facciamo noi o ce la fanno gli altri, o i cani da guardia degli altri.

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