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Il Caimano ostenta sicurezza alla Camera ma serpeggiano i primi dubbi sulle sue balle

Tremonti si mette di traverso e indispettisce il Capo con le sue dichiarazioni pessimistiche. Lui ha bisogno di acquistare più vacche al mercato parlamentare, anche se probabilmente quelle da latte sono oramai terminate

ROMA – Sono in molti a ritenere che le parole di Giulio Tremonti sulla crisi (“È come un videogame, ora si rischia di ricominciare da capo”) siano un oggettivo ostacolo all’ottimismo berlusconiano. Tremonti in qualche modo – forse senza volerlo, forse coscientemente – ha ribadito quello che per un anno l’attuale esecutivo ha negato: la gravità della crisi economica che colpisce soprattutto il nostro Paese, incapace di predisporre qualsiasi provvedimento in grado di dare slancio ad un’economia asfittica. La distanza fra Cavaliere e Tremonti sembra confermata dalle parole di Fabrizio Cicchitto che chiede una “seria riflessione” sulla possibilità di attuare “interventi sul fisco favorevoli per la crescita”. Segno che il premier non intende rinunciare all’idea di allargare i cordoni della borsa. E proprio sul gelo fra il Cavaliere e il Professore, puntano le opposizioni: “Tremonti smentisce in modo clamoroso quanto affermato da Berlusconi sull’uscita dalla crisi”, attacca il finiano Adolfo Urso. Parole molto simili a quelle usate dall’Idv di Antonio Di Pietro che parla di evidenti “crepe a destra”.

Il magnate di Arcore ritiene che il pessimismo del suo ministro potrebbe contribuire a compromettere l’opera di “convincimento” che i suoi emissari stanno cercando di portare a termine con quei deputati che dovrebbero costituire il “gruppo di responsabilità” alla Camera dei deputati e soprattutto nelle Commissioni, salvando così l’esecutivo.

In realtà, il corteggiamento del premier ai delusi finiani diventa ogni giorno più misterioso. Silvano Moffa prima attacca (“Fli ha un problema di sopravvivenza”), poi si schermisce: “A parlare di dieci parlamentari in arrivo è stato il premier”, come dire: “Non è ancora vero o non è vero del tutto”. Quanto ai suoi ex colleghi finiani, il futurista pentito sottolinea che ci sono “situazioni di grande disagio.”, salvo poi precisare che smottamenti sono più probabili in Senato che alla Camera, dove servirebbero al premier. Insomma, si delinea ancora una volta che la maggior parte delle ostentazioni del Caimano sono le solite balle che racconta nelle sue televisioni per conquistare i consensi del pubblico che le segue nei programmi mattutini.

I centristi si dichiarano strabiliati dal mercato delle vacche parlamentari: “Assistiamo con grande sconcerto al toto-acquisti di parlamentari, condito da un’opera sistematica di disinformazione”, attacca il segretario Lorenzo Cesa che sottolinea come il corteggiamento rischi soltanto di compromettere il dialogo fra Udc e governo. Ad ogni modo, conclude Cesa, “si intensificherà un coordinamento tra Udc, Fli, Api, Mpa e Liberal Democratici”. Poi, però, non spiega in cosa debba consistere questo “dialogo”, che è un modo per continuare la politica dei due forni – il massimo delle ambiguità programmabili in politica – ideata da sempre dal leader Pierferdinando Casini.

Insomma, la sensazione è che la pesca miracolosa abbia già dato i suoi frutti fra finiani e Udc e che ora le attenzioni si siano rivolte al bacino dell’ Mpa (cinque deputati), dei Liberal Democratici, dell’Idv e persino del Pd. Lo spauracchio agitato è sempre il solito: “se finisce la Legislatura non sarete rieletti”.

La Lega sembra per ora dar fiducia al Cavaliere. “Alla fine – sottolinea Umberto Bossi – non litighiamo mai, riusciamo a trovare l’accordo”. Anche se, a proposito delle parole del premier, precisa: “Che c’entro io con l’attacco ai comunisti? Io devo trattare…”. Appunto, come al mercato delle vacche.

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