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REGGIO EMILIA – Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha aperto, con l’alza bandiera in piazza Prampolini le celebrazioni del 150/o anniversario dell’unità d’Italia, coincidente con l’anniversario della bandiera tricolore che ogni hanno si svolge a Reggio Emilia. Presenti in piazza il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e i sindaci delle tre città che sono state capitali d’Italia, Torino Firenze e Roma, Sergio Chiamparino, Matteo Renzi e Gianni Alemanno.

Per affrontare la durezza delle prove che attendono il Paese, è necessaria «una rinnovata coscienza del doversi cimentare come Nazione unita, come Stato nazionale aperto a tutte le collaborazione e a tutte le sfide, ma non incline a riserve e ambiguità sulla propria ragion d’essere, e tanto meno a impulsi disgregativi che possono minare l’essenzialità delle sue funzioni, dei suoi presidi e della sua coesione». È un nuovo appello alla coesione e all’unità quello che lancia da Reggio Emilia in occasione della cerimonia di inaugurazione delle celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano il quale spiega, appunto, che «la premessa per affrontare positivamente, mettendo a punto tutte le risorse e le potenzialità su cui possiamo contare», «la difficoltà e la durezza delle prove che già incalzano in un delicato contesto europeo e in un arduo confronto internazionale» sta proprio «in una rinnovata coscienza nel doversi cimentare come Nazione unita».

Giorgio Napolitano ricorda che ci attendono e ci incalzano prove difficili e dure «in un delicato contesto europeo e in un arduo confronto internazionale», prove per cui ha già espresso «preoccupazioni» ;adesso, a Reggio Emilia, aggiunge «che la premessa per affrontarle positivamente» è fare leva sulla unità nazionale e respingere «impulsi disgregativi». «Vorrei solo dire – ha affermato Napolitano – che la premessa per affrontare positivamente queste prove, mettendo a frutto tutte le risorse e le potenzialità su cui possiamo contare, sta in una rinnovata coscienza del doversi cimentare come nazione unita, come stato nazionale aperto a tutte le collaborazione e a tutte le sfide, ma non incline a riserve ed ambiguità sulla propria ragion d’essere e tanto meno ad impulsi disgregativi che possono minare l’essenzialità delle sue funzioni, dei suoi presidi e delle sua coesione». L’unità nazionale, ha concluso il capo della Stato «fu la causa cui tanti italiani dedicarono il loro impegno e la loro vita».

Napolitano ha poi rivolto «un vivo incitamento a tutti i gruppi politici, di maggioranza e di opposizioni, a tutti coloro che hanno responsabilità nelle istituzioni nazionali, regionali e locali perché nei prossimi mesi, al sud e al centro come al nord si impegnino a fondo nelle iniziative così da renderne davvero ampia e profonda la proiezione tra i cittadini, la loro partecipazione, in rapporto ad una ricorrenza da tradurre in occasione di rafforzamento della comune consapevolezza delle nostre responsabilità nazionali». «Sono convinto – ha aggiunto – che ciò sia possibile anche perché c’è una persistenza della memoria del Risorgimento e del moto nazionale unitario assai più diffusa, in tutte le regioni, di quanto taluno mostri di ritenere. E a forze politiche che hanno un significativo ruolo di rappresentanza democratica sul piano nazionale, e lo hanno in misure rilevante in una parte del Paese, vorrei dire che il ritrarsi, o il trattenere le istituzioni, dall’impegno per il centocinquantenario, che è impegno a rafforzare le condizioni soggettive di un’efficacia guida del Paese, non giova a nessuno».

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