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Nord Africa. Scoppia la rivolta contro i rincari. Un clima da guerra civile

ROMA – Alta tensione nel Maghreb: dopo la Tunisia anche l’Algeria è stata teatro di violente proteste contro il caro-vita e la disoccupazione dilagante in un clima di crescente rabbia e frustrazione delle fasce più deboli della popolazione.

Il tutto mentre l’Egitto vive momenti di forte tensione interna, dopo l’attentato contro i cristiani copti dei giorni scorsi. Violente sommosse ieri sera hanno scosso diverse città algerine per dire basta ai rincari dei beni di largo consumo, zucchero, grano e olio in testa. Nel quartiere Bab El Oued, ad Algeri, dozzine di giovani sono scesi in piazza esasperati dalla mancanza di lavoro e di alloggi. E non sono mancati atti vandalici contro negozi e auto nelle zone. La protesta che ha interessato anche nelle aree di Bordj El Kiffan, Bordj El Bahri, sempre nella capitale,si è poi estesa ad ovest del paese, Orano a Tipaza, Djelfa, Ouargla, Blida, passando per la Cabilia e arrivando alle città dell’est come Annaba e Costantina. Ma i disordini in Algeria non appaiono un episodio isolato. La cosiddetta rivolta del couscous è infatti iniziata in Tunisia. Il paese nelle scorse è stato teatro di manifestazioni di piazza, scioperi di categoria e arresti di blogger. Protagonisti della rivolta i giovani senza lavoro, con tanto di martire, il 26enne Mohamed Bouazizi, fruttivendolo ambulante che si era dato fuoco di fronte alla prefettura di Sidi Bouzid, una città nel centro del paese, dopo che la polizia gli aveva confiscato la merce. Laureato, Bouazizi non aveva mai trovato un lavoro all’altezza delle sue qualifiche da qui il senso di frustrazione ed il gesto estremo. Da Sidi Bouzid il movimento si era esteso ad altre regioni del centro e del sud ovest, fino a raggiungere le località del litorale orientale.
Ma se l’Algeria vive un momento difficile sotto la scure dei rincari record degli alimenti a cui l’Africa settentrionale è particolarmente esposta essendo primo importatore mondiale di cereali, nel vicino Egitto il clima è più che mai teso alla vigilia del Natale copto dopo il tragico attentato dei giorni scorsi ad Alessandria, in cui hanno perso la vita 23 persone. L’attacco ha innescato aspre proteste da parte dei cristiani che chiedono una maggiore protezione, con tanto di sit-in, agitazioni nelle umiversità e persino insulti agli esponenti del governo. I cristiani, che rappresentano un decimo della popolazione egiziana, lamentano discriminazioni sul lavoro, nella scena politica ed economica. In un Maghreb scosso dalle rivolte in piazza spicca invece il caso del Marocco dove è tornata la calma dopo gli scontri dello scorso novembre quando l’esercito ha smatellato il campo sarahawi di Gdim Izik, vicino a Laayoune, lasciando sul terreno undici morti e 723 feriti, secondo il bilancio del Fronte Polisario. Le trattative tra il Polisario e Rabat, riprese pochi giorni dopo i disordini sotto il più stretto riserbo, si sono concluse con un nulla di fatto ma con l’impegno di ritornare al tavolo delle trattative a marzo. Ex-colonia spagnola occupata dal Marocco nel 1975, il Sahara Occidentale è oggetto di una disputa trentennale: in base ad una risoluzione Onu, il Polisario e il popolo sahrawi rivendicano un referendum che preveda anche l’indipendenza, ma il governo è disposto a concedere solo una larga autonomia, ma sotto sovranità marocchina.

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