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BOLOGNA – E’ morto a soli 20 giorni per i freddo e la miseria, ma anche per la mancanza di servizi sociali che possano garantire un minimo di dignità alla povera gente senza mezzi di sostentamento.

Queste sono la cause che avrebbero ucciso il piccolo Devid, il neonato  morto per strada a Bologna lo scorso 4 gennaio. Il piccolo  viveva da senzatetto insieme alla madre, al padre, ad un fratellino gemello e ad una sorellina di un anno e mezzo. Quando l’ambulanza del 118 è arrivata in piazza Maggiore per soccorrere il piccolo era in stato di crisi respiratoria. Per lui, però, i soccorsi sono stati inutili. Vano il tentativo di curarlo nel reparto di rianimazione del Sant’Orsola. L’intervento è stato, invece, cruciale per salvare il gemellino, ricoverato d’urgenza all’ospedale. Il piccolo e la sorellina stanno bene e sono fuori pericolo. L’intera famiglia, che risulta residente in via delle Tovaglie, viveva da giorni in strada, trovando riparo all’interno della biblioteca Sala Borsa. Nel frattempo il procuratore aggiunto di Bologna Valter Giovannini ha aperto un fascicolo di atti relativi al decesso di Devid Berghi, il neonato morto il 5 gennaio dopo una crisi respiratoria. L’inchiesta è stata affidata al pm Alessandra Serra, che fa parte del gruppo di magistrati della Procura che si occupa di fasce deboli. È stata disposta l’acquisizione di tutta la documentazione relativa alla vicenda. “Si cercherà di capire cosa è successo”, hanno spiegato in Procura. Intanto su questo dramma è intervenuto  il direttore della Caritas diocesana di Bologna, Paolo Mengoli, che conosceva personalmente la famiglia: “la morte del neonato figlio di una coppia di italiani che vivono in condizioni disagiate, – ha detto Mengoli –   è il segno di  una carenza dei servizi sociali in genere e di lacune non piccole. A questa città manca un vero padre di famiglia. I servizi dovrebbero avere la possibilità di valutare le situazioni, senza rimandarle alle calende greche”.  Il direttore Caritas ha raccontato di averli visti ad un pranzo di solidarietà, l’ultimo dell’anno. Ha detto anche di aver parlato ieri con il padre, di origini toscane, e che questi gli ha comunicato la morte del piccolo di appena venti giorni. In ogni caso, la vicenda  fa capire cosa sono le nuove povertà. “Questo è il classico esempio della disgregazione familiare – ha ribadito il direttore della Caritas -. Lo dico senza acrimonia, e la responsabilità non so di chi sia, ma c’è un’organizzazione che non funziona”.

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