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L’impedimento illegittimo: giustizia ritardata è giustizia denegata

Viene violato l’art.3 della Costituzione secondo cui la legge è uguale per tutti. Mentre un povero clandestino sorpreso a vendere per campare verrà giudicato per direttissima, un ladro di Stato per miliardi di euro se la caverà senza alcuna sanzione, o con una sanzione che arriverà dopo la sua morte. La giustizia ritardata è giustizia denegata.

ROMA – La maggioranza ha approvato senza pudore la ennesima legge ad personas: il cd legittimo impedimento, a comparire in udienza per essere giudicati, di premier e ministri, se imputati di qualunque delitto, anche di un omicidio o di una violenza carnale, o di corruzione o di una estorsione o di associazione per delinquere, cioè di delitti commessi al di fuori delle funzioni parlamentari: 316 sì, 239 no e 40 astenuti. Il provvedimento “ponte” resterà in vigore per 18 mesi in attesa dell’approvazione del Lodo Alfano bis per via costituzionale. In realtà la legge consente di avallare un impedimento illegittimo e non legittimo. La decisione della maggioranza è stata presa incurante del giudizio della Corte Costituzionale che ha bocciato il lodo Alfano e cioè privilegi a favore di governanti.

Il giudizio sull’impossibilità di presentarsi in udienza verrà formulato dallo stesso governo, chiamato a certificare il legittimo impedimento di premier e ministri a comparire in udienza. Un emendamento approvato della commissione Giustizia stabilisce che «ove la presidenza del Consiglio dei ministri attesti che l’impedimento è continuativo e correlato allo svolgimento delle funzioni di cui alla presente legge, il giudice rinvia il processo ad udienza successiva al periodo indicato». Sarà «una sorta di autocertificazione», che consentirà agli esponenti del governo di non presentarsi ai processi senza nessuna verifica sulla fondatezza dei motivi addotti. Intanto chi ha subito il danno dall’azione delittuosa del governante sarà costretto ad attendere anni ed anni per ottenere il risarcimento. Non solo: ma se il Ministro ruba assieme ad un privato, il Ministro avrà il rinvio e il privato che ha corrotto verrà giudicato senza ritardo.

Così avremo questo paradosso: il processo breve, velocissimo ed implacabile per i poveri cristi che non hanno difesa e nessun legittimo impedimento da invocare; e il processo interminabile, cioè la impunità, per il premier e i Ministri privilegiati che otterranno rinvii ingiustificati a scapito del principio di legalità e della tutela delle parti offese. Per un ladro di formaggio, pane o frutta sorpreso a rubare al supermercato non ci sarà possibilità di sfuggire alla condanna veloce e al carcere; per un ministro che ruba miliardi a danno della collettività o che investe e uccide un passante ci sarà il rinvio per un anno e mezzo fino a quando un nuovo lodo Alfano lo salverà per sempre dalla galera e dall’obbligo di risarcire la parte offesa. Mentre un povero clandestino sorpreso a vendere per campare verrà giudicato per direttissima, un ladro di Stato per miliardi di euro se la caverà senza alcuna sanzione, o con una sanzione che arriverà dopo la sua morte: il processo a suo carico sarà rinviato senza alcuna possibilità di controllo da parte del giudice. Saranno gli stessi ministri imputati a decidere su se stessi. Ma la giustizia ritardata è giustizia denegata.

Ancora una volta viene violato l’art 3 della Costituzione secondo cui la legge è uguale per tutti. Parterre d’eccezione per l’approvazione del legittimo impedimento alla Camera: presenti 595 deputati su 630, caso piuttosto raro. Tra i banchi del governo per primi sono arrivati i ministri fedelissimi di Silvio Berlusconi: Renato Brunetta, Mara Carfagna, Franco Frattini, Angelino Alfano, Raffaele Fitto, Claudio Scajola, Maria Stella Gelmini, Elio Vito. Ma per il voto finale c’erano anche Umberto Bossi, Giulio Tremonti, rimasto in piedi per mezz’ora visto che non c’era più posto a sedere tra quelli riservati all’esecutivo, Ignazio La Russa, Andrea Ronchi.

E’ regime assoluto che vige in Italia: è dittatura della maggioranza la quale decide nel più assoluto disprezzo del dissenso della opposizione. Ma per favore, non sia D’Alema, sodale e amico di Berlusconi, a prendere la parola per la opposizione: egli è la causa prima della presenza di Silvio Berlusconi in Parlamento, colui che lo ha salvato, non avendo voluto che venisse dichiarata la sua ineleggibilità.

*Presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione

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