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“Tamara Drewe” di Stephen Frears, un Eden che nasconde l’inferno

“Tamara Drewe” ultimo film di Stephen Frears porta sullo schermo l’omonimo romanzo illustrato del 2007. Siamo nel tranquillo e bucolico Dorset, una contea inglese che si trova nel sud ovest del paese,  dove, all’improvviso, un paio di hot pants vertiginosi vengono a turbare la quiete del villaggio

L’operazione del regista Stephen Frears è originale e innovativa. Portare sullo schermo i fumetti nella sua versione più eccentrica e spiazzante. “Tamara Drewe” fumetto del 2007 dell’illustratrice sessantaquattrenne Posy Simmonds dove, al centro della storia, non ci sono supereroi né tantomeno personaggi fantastici di epoche lontane, ma una simpatica fanciulla, tutta curve e sex appeal che sa come destare l’attenzione e tenere a bada i male intenzionati.

L’ambientazione è in un paesino della campagna inglese dove tutto è al suo posto: l’erba è perfettamente rasata, i maiali sono grassi e ben pasciuti, le mucche felicemente pascolanti si portano appresso il peso delle turgide poppe, ma il loro sguardo ha un non so che d‘inquietante, le staccionate separano ma non coprono e le casette sembrano in miniatura. Se non è l’Eden ci manca poco. Ma chi può sporcare questi simpatici siparietti? Chi se non l’uomo con i suoi sotterfugi, le piccolezze, le meschinità, la maldicenza e le cattiverie gratuite?

Fatto sta che a scatenare la tempesta su un presepe apparentemente perfetto serve sempre un agente esterno, ed eccola qui Tamara Drewe (un’avvenente e spregiudicata Gemma Arterton) che piomba sul paesino come una valanga. Lei è bella, slanciata e generosa, sembra proprio ritagliata da un fumetto, col naso rifatto tanto perfetta da essere chiamata “plastica”. Tamara fa la giornalista per una rivista di gossip ed è tornata al paesello per vendere la sua casa. Ben presto gli intrecci amorosi prendono il sopravvento, uno scrittore narcisista, un giardiniere innamorato e un cantante rock “sciroccato” se la contendono con risultati alterni. I tre maschi adulti credono di guidare il gioco e invece sono burattini e non burattinai. A coronare il quadretto pseudo bucolico campeggiano due ragazzine quindicenni bullette e cattivissime che vivono di sciocchezzai, spettegolano come vecchie zitelle e ammazzerebbero pure la nonna pur di avere il loro quarto d’ora di celebrità. Come si vede se il colpo d’occhio, all’inizio, è di una struggente bellezza rurale, man mano che procede l’intreccio il marcio e l’olezzo non tardano a inondare lo schermo, con un senso di nausea che arriva persino ad infastidire lo spettatore mediamente accorto.

L’impianto della storia deve molto al romanzo grafico della Simmonds ma il film di Stephen Frears, partito in sordina, alla fine brilla di luce propria nella sua semplicità, in quel humor tipicamente inglese, e con la complicità di un cast di attori caratteristi di indubbio valore. Alcune critiche sono state rivolte al regista in quanto il film sembrerebbe essere “debole” di fronte alle ultime prove di Frears che annoverano film di qualità come “Relazioni pericolose”, “The Queen” e “Cherì”, ma questo “Tamara Drewe” è semplicemente diverso non collocabile nei temi e negli stili sin qui conosciuti del regista.

Varrebbe la pena di vederlo solo per comprendere come sono cambiati gli stilemi dei fumetti che hanno disegnato eroine come Barbarella, Catwoman fino a questa giovane e impertinente Tamara Drewe.

 

Trailer



Trailer fornito da Filmtrailer.com

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