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ROMA – Oggi mercoledì 12 gennaio 2011, dalle 17.30, presso il consolato tunisino al Centro Direzionale Isola F10 di Napoli, si terrà un presidio di solidarietà al popolo algerino e tunisino.

In Tunisia dal 1987 vige un regime in cui la libertà politica e la prospettiva di crescita economica sono chimere irrealizzate, tanto da spingere ad un flusso migratorio imponente, a cui i paesi come l’Italia rispondono con il respingimento e con la sospensione dei diritti universali (diritto d’asilo su tutti). L’aumento dei prezzi dei generi alimentari e la disoccupazione, soprattutto giovanile, stanno spingendo in questi giorni il popolo della Tunisia e dell’Algeria alla protesta di piazza. La reazione dei governi che guidano questi paesi è stata feroce e spietata: una repressione nel sangue che ha provocato decine di vittime (il cui bilancio resta incerto), oltre ad un’ondata di arresti a tappeto. L’UE e gli Usa sostengono questi regimi da anni, spacciandoli per democrazie e chiudendo con loro accordi di affari che vanno dal gas all’estrazione di varie materie prime fino all’esportazione di prodotti finiti. Ben Ali, l’attuale presidente della Tunisia, è stato favorito addirittura dall’esecutivo dell’allora premier Craxi con il fine di garantire la fetta di interessi finanziari dell’Eni nell’area maghrebina. Lo stesso Ben Ali è da tempo al centro della polemica popolare per via della pesante corruzione che anima il suo “clan” politico a cui si affianca uno stato di polizia costante che sospende i diritti umani. Interessi economici occidentali- che si innestano su una lunga tradizione coloniale imperialista con cui in particolare l’Europa non ha fatto pienamente i conti storico-morali- che oggi ritornano di attualità per via della trattativa in corso con la Tunisia da parte dell’Ue per un partenariato avanzato. Non una voce si è levata dall’Occidente democratico contro questo abuso dei diritti umani e questo stato di illiberalità, arrivato alla repressione violenta di questi giorni. Perciò oggi, partendo da Napoli, sosteniamo la mobilitazione della popolazione tunisina e algerina chiedendo all’Ue una netta condanna di quanto sta accadendo e all’Italia un ruolo di primo piano in questa stessa condanna.

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