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RAGUSA – Asportazioni di organi sani, pazienti operati due volte nell’arco di pochi giorni.

E ancora, alterazioni delle liste di attesa, pressione sui pazienti per indurli a scegliere di essere operati ‘a pagamento. Sono queste le ipotesi di reato che hanno portato all’arresto un primario dell’ospedale di Ragusa, ora ai domiciliari. Il camice bianco è accusato di aver approfittato e abusato della sua posizione, inducendo i pazienti ricoverati a scegliere di essere operati in intramoenia. Oltre al primario, sono stati denunciati e risultano indagati altri professionisti appartenenti sia allo stesso reparto che ad altre unità operative ospedaliere. Il provvedimento restrittivo è stato emesso dal Gip di Ragusa, Claudio Maggioni, su richiesta del procuratore della Repubblica Carmelo Petralia, a seguito di accurate e complesse indagini condotte da militari del Nas di Ragusa e iniziate nell’agosto 2008. L’attività investigativa – spiegano i Nas – ha fatto emergere numerosi e allarmanti episodi che confermavano quanto era stato segnalato. Pertanto si sono svolti, sotto la direzione del procuratore della Repubblica Petralia, lunghi e complessi riscontri, terminati agli inizi di dicembre del 2010. «Questi fatti – sottolinea all’Adnkronos Salute il comandante dei Nas per il Sud Italia, Ernesto Di Gregorio – appaiono più gravi tenuto conto dello stato di soggezione psicologica che i pazienti avevano nei confronti di questo medico».

La documentazione prodotta dalle indagini e sottoposta al vaglio della magistratura evidenziava «numerosi casi di concussione ai danni di altrettanti pazienti, indotti dal primario in questione a richiedere le sue prestazioni a pagamento con la falsa prospettazione, in caso contrario, di lunghissime liste d’attesa e della non certezza di essere operati dal medesimo». Le indagini hanno inoltre portato alla luce «l’alterazione delle liste d’attesa, dando la precedenza a quei pazienti che erano transitati dagli studi privati del predetto medico». E ancora, sono emersi «alcuni casi di falsificazione del registro di sala operatoria, dove veniva inserito artatamente il nome del primario in questione quale esecutore materiale dell’intervento chirurgico mentre, in realtà, egli si trovava in altri luoghi. Tale falsificazione aveva lo scopo di far lievitare il numero degli interventi cosiddetti ‘istituzionalì e cioè a totale carico del Servizio sanitario nazionale, aumentando così la casistica operatoria del dirigente medico». Si è inoltre scoperto che alcuni interventi chirurgici sono stati eseguiti senza il consenso informato dei pazienti. «In alcuni casi, addirittura, si è accertato che il primario e la sua equipe avevano proceduto all’indebita asportazione di organi sani, come una ovaia a una giovane donna e l’unico rene funzionante a un’altra paziente che, da quel momento, è stata costretta a sottoporsi a dialisi. In altri casi si è accertata l’asportazione, per tumori non esistenti, di due stomaci ad altrettanti pazienti. In un altro caso ancora, una paziente è stata operata due volte nell’arco di pochi giorni, prima per la patologia di cui soffriva e poi per rimuovere la garza dimenticata nel sul addome. Il secondo intervento è stato giustificato con l’elaborazione di una falsa diagnosi per nuova e inesistente patologia».

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