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ROMA – Sono ben tre i referendum ritenuti ammissibili dalla Corte Costituzionale.

A partire dal legittimo impedimento sul quale il partito dell’Italia dei Valori darà il via alla consultazione popolare, ma solo nel caso la Corte Costituzionale, che proprio in queste ore dovrà esprimersi, dovesse ritenerlo legittimo. Il progetto di legge, che ha sollevato l’indignazione generale, prevede il non luogo a procedere nei confronti delle massime cariche  dello Stato e quindi dell’attuale premier Silvio Berlusconi.
Altro punto referendario promosso dall’Italia dei Valori è quello sul nucleare, anche se di fatto l’8 novembre del 1987 gli italiani scelsero di abolire gran parte dei provvedimenti finalizzati alla realizzazioni e al mantenimento delle centrali. Anche in questo caso la consultazione popolare punta a cancellare una settantina di norme che di fatto consentirebbero di ritornare alla produzione di energia nucleare nel nostro paese. Il partito di Di Pietro ha mosso dure critiche anche nei confronti dello spot mandato in onda su diverse reti televisive in questi giorni. Pubblicità che l’ex magistrato di mani pulite ha definito “ingannevole”.  D’altra parte dietro il Forum nucleare italiano, che ha commissionato  questo video si celano diverse aziende, quali l’Alstom Power, l’Ansaldo nucleare, l’Areva, l’ E.ON, EDF, Edison, l’Enel, la Federprogetti, la GDF Suez, la Sogin, la Stratinvest Energy, la Techint, la Technip, la Tecnimont, la Terna, e la Westinghouse. Una strana coincidenza visto che parliamo di tutte  attività imprenditoriali  interessate senza ombra di dubbio alla realizzazioni delle centrali nucleari. Insomma non è certo una partita a scacchi come vogliono farci credere, la partita  che bisogna giocare su una decisione così importante per il paese. Con tutti i dati a disposizione sulla nocività delle centrali nucleari e soprattutto sui problemi inerenti alle scorie ci sarebbe ben poco da discutere, almeno per le persone di buon senso. Ma anche in questo caso gli interessi in ballo vanno al di fuori di ogni comprensione umana.

Infine non ultimo il terzo punto del referendum che riguarda l’acqua  e sulla quale già molti italiani avevano aderito alle firme per salvare questo bene comune dalle speculazioni private. L’obiettivo è sempre lo stesso, cioè ottenere l’abrogazione  delle norme del decreto Ronchi-Fitto sulle modalità di affidamento con gara a privati dei servizi pubblici di rilevanza economica, nonchè la cancellazione delle norme del governo Prodi sulla determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito.

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