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ROMA – Tanto rumore per nulla. È questa la riflessione banale ma immediata che viene alla mente pensando alla vicenda del legittimo impedimento. Dopo la decisione della Corte Costituzionale, gli esponenti della maggioranza e dell’opposizione si sono impegnati a rilasciare le solite e sterili vagonate di dichiarazioni, senza essere capaci di spiegare ai cittadini ciò che era già emerso nei giorni scorsi, e cioè che, indipendentemente dalla sentenza della Consulta, i processi milanesi di Berlusconi finiranno per prescrizione.

Come già anticipato dalla stampa, il problema dei tre processi che vedono imputato Berlusconi (caso Mills, diritti tv Mediaset, Mediatrade) è che gli interi collegi giudicanti, o parte di essi, sono stati destinati ad altro incarico, con la conseguenza che, dovendo ricominciare praticamente da capo, sia praticamente impossibile arrivare a sentenza. Il lavoro degli avvocati del Presidente del Consiglio, con l’appoggio dei parlamentari della maggioranza, è stato quello di introdurre norme che al di là della loro fondatezza e degli effetti prodotti, dilatassero i tempi per sfruttare le turnazioni naturali che esistono in magistratura. Ed ecco perché Berlusconi non sembra molto turbato da queste vicende giudiziarie.

Il Presidente del Consiglio è meno tranquillo se si parla di altri procedimenti a suo carico. Infatti all’opinione pubblica continua ad essere propinato il fatto che il Cavaliere sia imputato solo in quei famosi tre processi di Milano, ma le cose non stanno così. In un Paese normale non sarebbe tollerabile che il primo ministro dopo essere stato dichiarato corruttore di testimoni con la sentenza passato in giudicato dell’avvocato Mills, sia ancora al suo posto, ma di sicuro l’opinione pubblica non tollererebbe il primo ministro indagato per strage in merito alle vicende delle bombe del 1993. Per questi reati la prescrizione non esiste e dover sottostare ad una accusa così pesante da cui ci si deve difendere per salvare la propria immagine pubblica turba Berlusconi. Il legittimo impedimento, quindi, non aveva l’obiettivo, come viene erroneamente fatto credere, di bloccare i processi milanesi, quanto di aiutare Berlusconi a rinviare il processo di Firenze e ad allontanare qualche altra magagna giudiziaria che lui sa di aver commesso e che ancora non è stata resa pubblica. Un esempio è senz’altro il caso Ruby, con la notizia di una sua iscrizione nel registro degli indagati. In sostanza il Presidente del Consiglio ha qualcosa da nascondere, da tenere segreto, e teme che possa essere svelato, così, assieme ai suoi fidi avvocati, cerca di anticipare le mosse della magistratura, come se stesse giocando una partita di scacchi.

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